Clozapina e Mirabegron: un caso clinico di interazione farmacologica con gravi conseguenze in un paziente geriatrico.

Descriviamo un caso di interazione farmacologica rara ma clinicamente significativa tra clozapina e mirabegron in un uomo di 63 anni affetto da schizofrenia. Il paziente presentava ripetute cadute, sonnolenza e disturbi dell’equilibrio a seguito dell’inizio della terapia con mirabegron assunto per la vescica iperattiva.

I livelli plasmatici di clozapina hanno progressivamente superato il range terapeutico. La riduzione della dose di clozapina ha riportato le concentrazioni ai livelli target e migliorato la mobilità e la vigilanza, con una sola caduta segnalata dopo l’aggiustamento della dose.

Questo caso evidenzia una probabile interazione farmacocinetica attraverso la moderata inibizione del CYP2D6 da parte di mirabegron, che ha contribuito al sovradosaggio di clozapina.

Solo un caso simile è stato precedentemente pubblicato. I medici devono essere consapevoli di questa interazione, soprattutto nei pazienti anziani in politerapia. Si raccomanda il monitoraggio delle concentrazioni di clozapina dopo l’introduzione di inibitori del citocromo della clozapina per prevenire effetti avversi dose-dipendenti come sedazione e cadute, in particolare nelle popolazioni vulnerabili come i pazienti anziani.

Parole chiave: Caso clinico; Clozapina; Interazione farmacologica; Cadute; Mirabegron; Sedazione.

Conflitto di interessi: gli autori dichiarano di non avere conflitti di interesse.

Eur J Clin Pharmacol. 2026 Jan 19;82(2):51. doi: 10.1007/s00228-025-03983-8. Clozapine and Mirabegron, a case report of drug-drug interaction with severe consequences in a geriatric patient. C Guerin, C Auty, M Pierre, et al.

L’abstract dello studio in lingua inglese

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41553535

Nota Informativa Importante di Sicurezza (NIIS) – Clozapina e rischio di neutropenia e agranulocitosi: il PRAC aggiorna le raccomandazioni per il monitoraggio dell’emocromo

Il PRAC (Comitato per la valutazione dei rischi in farmacovigilanza dell’EMA) ha aggiornato le raccomandazioni per il controllo ematologico nei pazienti in trattamento con clozapina. Questo medicinale, indicato per la schizofrenia resistente e i disturbi psicotici nel morbo di Parkinson, può aumentare il rischio di neutropenia (riduzione dei neutrofili) e agranulocitosi.

Per ridurre al minimo questo rischio, è previsto un monitoraggio regolare dell’emocromo, ora semplificato e basato esclusivamente sulla conta assoluta dei neutrofili (ANC), considerata il parametro più affidabile.

In sintesi, le nuove raccomandazioni prevedono:

    Soglie per il trattamento: ANC ≥ 1.500/mm³ nella popolazione generale; ANC ≥ 1.000/mm³ nei pazienti con neutropenia etnica benigna (BEN).

    Frequenza dei controlli: settimanali nelle prime 18 settimane, mensili fino al termine del primo anno, poi ogni 12 settimane; dopo due anni di trattamento stabile senza episodi di neutropenia, i controlli possono essere annuali.

Il rischio di neutropenia è maggiore durante il primo anno di terapia; successivamente tende a ridursi. Le nuove indicazioni saranno riportate negli stampati dei medicinali a base di clozapina.

Nota Informativa Importante di Sicurezza (NIIS) completa in formato pdf

https://www.aifa.gov.it/documents/20142/2695701/2025.09.08_NII_clozapina_IT.pdf

La sicurezza dei farmaci antipsicotici: focus sulla clozapina

 

Scoperta nel 1961, la clozapina rimane tutt’oggi il farmaco di scelta nella schizofrenia farmaco-resistente, pur presentando numerosi eventi avversi che possono in alcuni casi mettere in pericolo di vita il paziente. È importante che gli specialisti conoscano a fondo il profilo di sicurezza del farmaco, per poterlo maneggiare con sicurezza nei pazienti in cui questa terapia è indicata.

 

LinkedIn
Share
Instagram
WhatsApp