Farmaci antitumorali orali: valutazione della sicurezza e modificazioni del dosaggio nella pratica clinica

Il profilo di sicurezza degli agenti antineoplastici orali è migliore della chemioterapia classica, ma la frequenza degli eventi avversi da farmaco è pur sempre alta. Un articolo delucida le motivazioni che possono portare ad aggiustamenti della terapia nei primi 100 giorni di trattamento.

 

Negli ultimi anni la maggior parte delle innovazioni nel campo dei trattamenti farmacologici è avvenuto nell’ambito dell’onco-ematologia, e attualmente sono in fase di sviluppo circa 2000 molecole, potenziali futuri farmaci.

Negli ultimi 10 anni c’è stato un aumento del 45% nel numero di agenti antitumorali, e circa 600 sono in fase di sperimentazione avanzata; le terapie cosiddette mirate (targeted therapies), in special modo gli antitumorali orali (AO), vivono un momento di crescita esponenziale e rappresentano già il 30-50% dei trattamenti per il cancro in uso.

Gli AO hanno il vantaggio di permettere una maggiore autonomia per il paziente e non presentano gli svantaggi legati ai farmaci con somministrazione parenterale (es. frequenti visite in ospedale, cateteri venosi permanenti), tuttavia sono considerati farmaci ad alto rischio per via del loro ridotto indice terapeutico, il che significa che la dose attiva di farmaco è molto vicina alla dose tossica. Di fatto, più del 50% delle reazioni avverse segnalate per questa eterogenea classe di farmaci sono state classificate come gravi. Di conseguenza le modificazioni dei dosaggi, o la totale sospensione del farmaco, durante la terapia, sono estremamente frequenti.

Per questa ragione un gruppo di ricercatori dell’Ospedale Universitario Gregorio Marañón di Madrid ha effettuato uno studio prospettico, della durata di 2 anni, su 443 pazienti trattati con antitumorali orali per i primi 100 giorni dall’inizio delle rispettive terapie a base di AO, in modo da identificare le criticità più importanti e studiare le modificazioni della terapia e i profili di sicurezza dei singoli agenti in uso.

Risultati
Il 53% dei pazienti (n=237)  ha richiesto un aggiustamento della terapia. Tra questi, il 48.7% ha visto una riduzione del dosaggio, il 35.4% ha interrotto temporaneamente la terapia, il 51.1% ha sospeso il farmaco. La principale causa è stata l’insorgenza di eventi avversi (203 in totale), soprattutto in corso di mieloma multiplo, nefrocarcinoma ed epatocarcinoma, mentre nel caso del tumore alla prostata la ragione sottostante è stata principalmente la progressione di malattia.

In linea di massima, farmaci quali sorafenibeverolimuslenalidomidesuritinibpazopanib, e imatinib avevano una probabilità più alta di indurre eventi avversi; al contrario le terapie ormonali possono essere considerate generalmente più sicure.

Conclusioni
Sulla base di questi risultati, si evince che il monitoraggio e la gestione delle tossicità dovrebbero essere considerati una priorità all’interno dei programmi di follow-up nel campo della onco-ematologia, al pari della farmacovigilanza, dato che i farmaci, prima di essere introdotti sul mercato, vengono generalmente testati su un numero limitato (da poche centinaia a poche migliaia) di pazienti, perciò gli eventi avversi più rari o complessi non sempre sono emersi.

 

Escudero-Villaplana V et al. “Oral antineoplastic agents: assessment of safety and dose adjustments in clinical practice”
Expert Opinion on Drug Safety, 2019. https://doi.org/10.1080/14740338.2019.1641197

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