Sorveglianza della sicurezza dei farmaci in età pediatrica: un’analisi decennale dei dati di segnalazione delle reazioni avverse ai farmaci in Calabria (Italia).

Introduzione
La scarsità di studi clinici pediatrici ha fatto sì che molti farmaci vengano frequentemente prescritti ai bambini senza l’autorizzazione all’uso in pediatria, con conseguente aumento del rischio di reazioni avverse ai farmaci. I database di farmacovigilanza rimangono, tra gli altri, uno strumento prezioso per valutare la sicurezza dei farmaci pediatrici nel contesto reale.

Obiettivo
L’obiettivo è stato quello di caratterizzare le reazioni avverse ai farmaci in età pediatrica segnalate nel database italiano di farmacovigilanza proveniente dalla regione Calabria (Italia meridionale) nell’arco di 10 anni.

Metodi
Sono stati estratti tutti gli Individual Case Safety Report (ICSR) relativi a soggetti di età inferiore ai 18 anni dal 2010 al 2019. Sono stati esclusi gli ICSR duplicati e quelli relativi ai vaccini. Le ICSR rimanenti sono state analizzate in relazione ai dati demografici dei pazienti, ai farmaci sospetti e alla categoria di reazioni avverse ai farmaci in diversi gruppi di età.

Risultati
Tra i 6529 ICSR selezionati, sono stati analizzati 395 ICSR pediatrici corrispondenti a 556 reazioni avverse ai farmaci. Dal 2010 al 2015 è stato osservato un numero crescente di ICSR, ma il tasso di segnalazione è diminuito dopo il 2015. La percentuale più alta di ICSR riguardava bambini e adolescenti. Circa il 52% delle ICSR ha coinvolto ragazzi: una tendenza osservata in tutti i gruppi di età, esclusi i neonati. Sessanta ICSR erano gravi e tra queste il 75% ha richiesto il ricovero in ospedale, soprattutto nei bambini e negli adolescenti. La maggior parte delle ICSR è stata emessa da medici (64,1%), seguiti da altri operatori sanitari (22,5%) e farmacisti (9,9%). Gli agenti antinfettivi per uso sistemico e i disturbi cutanei sono stati, rispettivamente, il gruppo di farmaci e la categoria di reazioni avverse più frequentemente segnalati.

Conclusioni
Questo studio fornisce una panoramica delle reazioni avverse ai farmaci segnalate nella popolazione pediatrica della regione Calabria e sottolinea la necessità di rafforzare la sorveglianza in specifici sottogruppi di età e su determinati farmaci in relazione al loro modello di utilizzo.

Bibliografia

Leporini, C., De Sarro, C., Palleria, C. et al. Pediatric Drug Safety Surveillance: A 10-Year Analysis of Adverse Drug Reaction Reporting Data in Calabria, Southern Italy. Drug Saf (2022).

Leggi l’articolo completo qui.

Efficacia e sicurezza degli anticoagulanti nei pazienti con fibrillazione atriale e storia di cadute o rischio di cadute: una revisione sistematica e una meta-analisi multilivello

Introduzione
La fibrillazione atriale (FA) è una delle principali cause di ictus. Gli anticoagulanti riducono sostanzialmente il rischio di ictus, ma sono anche associati a un aumento del rischio di sanguinamento. Per questo motivo, molti pazienti non ricevono anticoagulanti, in particolare quelli a rischio di cadute. Questa revisione sistematica e meta-analisi mira a confrontare le opzioni di trattamento anticoagulante per la gestione dei pazienti con fibrillazione atriale a rischio di cadute o con una storia di cadute.

Metodi
Gli autori hanno condotto una revisione sistematica PRISMA (fino a marzo 2022), includendo studi che valutavano la sicurezza e l’efficacia di diversi anticoagulanti (antagonisti della vitamina K [VKA] contro anticoagulanti orali non antagonisti della vitamina K [NOAC]). Gli esiti erano ictus ischemico, emorragia maggiore, emorragia intracranica, ictus emorragico, infarto del miocardio, emorragia gastrointestinale, mortalità cardiovascolare e per tutte le cause. È stata condotta una meta-analisi multilivello aggiustando gli effetti di clustering all’interno degli studi che hanno esaminato più di una dimensione di effetto.

Risultati
Sono stati identificati 919 articoli, 848 dopo aver rimosso i duplicati. Sono stati esaminati i testi completi di 155 articoli e 10 sono stati selezionati per la sintesi quantitativa finale. Il rischio di bias era da moderato a grave per gli studi inclusi. Nella meta-analisi, i NOAC sono stati associati a un’efficacia superiore rispetto ai VKA per l’ictus ischemico/l’embolia sistemica (hazard ratio [HR] 0,82, 95% confidence interval [CI] 0,69-0,98; p < 0,05) e alla sicurezza (HR 0,53, 95% CI 0,40-0,71; p < 0,05) per l’emorragia intracranica. Non sono state riscontrate differenze in altri esiti.

Conclusione
I NOAC sono stati associati a meno emorragie intracraniche e ictus ischemici/embolie sistemiche rispetto ai VKA nei pazienti con FA a rischio di cadute. Questi risultati, che suggeriscono un uso preferenziale dei NOAC rispetto ai VKA, hanno implicazioni cliniche per medici, pazienti e politici.

Bibliografia

Galvain, T., Hill, R., Donegan, S. et al. Efficacy and Safety of Anticoagulants in Patients with Atrial Fibrillation and History of Falls or Risk of Falls: A Systematic Review and Multilevel Meta-Analysis. Drug Saf (2022).

Leggi l’articolo completo qui.

Previsione quantitativa della probabilità di eventi avversi dovuti a interazioni farmacocinetiche

La iatrogenicità dovuta alle interazioni farmaco-farmaco non è sufficientemente documentata, a causa dell’elevato numero di combinazioni possibili.

Obiettivo

Questo studio si proponeva di progettare un metodo semplice ma generale per prevedere la variazione della frequenza degli eventi avversi (AE) dovuti a un’interazione farmacocinetica o farmacodinamica.


Metodi

Sono stati progettati tre modelli di previsione utilizzando una funzione di densità di probabilità logistica. Ogni modello di previsione era basato su tre componenti: l’odds ratio degli AE di ciascun farmaco della combinazione e il rapporto dell’area sotto la curva (Rauc) dell’interazione farmacocinetica, se presente. L’interazione farmacodinamica è stata assunta come additiva su scala logit. Rauc è stato previsto utilizzando un modello meccanicistico statico ben validato, disponibile gratuitamente online. Non è richiesto alcuno studio di associazione. Il metodo è stato valutato rispetto a un’ampia gamma di AE (28 High Level Terms) e a 211 combinazioni di farmaci (che coinvolgevano 43 farmaci e 55 responsabili), confrontando le frequenze osservate e previste. Gli odds ratio osservati sono stati stimati con un’analisi di sproporzionalità dal sistema di segnalazione degli eventi avversi della FDA, utilizzando un approccio che minimizza i pregiudizi.

Risultati

Con il modello migliore, il tasso di predizione considerato corretto (entro il 50-200% del valore osservato) è stato del 72%,
e il bias è stato trascurabile (-5%). L’odds ratio di AE dovuto alle interazioni farmacocinetiche e farmacodinamiche è stato previsto altrettanto bene.

Conclusioni

Viene proposto un semplice flusso di lavoro per implementare il metodo nella pratica. Questo metodo può aiutare a prevedere e
conseguenze dannose associate alle interazioni farmaco-farmaco, praticamente senza costi sperimentali, quando l’odds ratio di una AE è nota per ogni singolo farmaco e il rapporto AUC è noto o previsto da un modello adeguato.

Bibliografia

Tod M, et al. Quantitative Prediction of Adverse Event Probability Due to Pharmacokinetic Interactions. Drug Saf. 2022 Jul;45(7):755-764.

Leggi qui l’abstract dell’articolo.

Efficacia clinica e sicurezza degli agenti antivirali prescritti ai pazienti con Covid-19, non ospedalizzati: una review sistematica e metanalisi dei trial randomizzati-controllati

Icons made by mavadee from www.flaticon.com

In questo studio pubblicato sulla rivista “Viruses” nell’agosto del 2022, gli autori si propongono di confrontare l’efficacia e la sicurezza degli agenti antivirali prescritti per la prevenzione della progressione della malattia da Covid-19 in pazienti non ospedalizzati.

Molti pazienti con infezione da SARS-CoV-2 si presentano asintomatici o con una malattia di lieve entità, per cui richiedono un trattamento ambulatoriale, e solo una piccola percentuale sviluppa una forma severa che richiede l’ospedalizzazione. La prevenzione della progressione di malattia può ridurre la morbilità e mortalità per l’infezione da COVID-19.

In questo studio gli autori considerano gli articoli presenti sulle piattaforme: PubMed, Web of Science, Embase, Cochrane Library, ClinicalTrials.gov e il registro internazionale degli studi clinici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che prevedono studi randomizzati-controllati che investigano l’efficacia clinica degli antivirali molnupivar, remdesivir o nirmatrelvir contro SARS-CoV-2, nei pazienti non ospedalizzati con COVID-19, confrontati con lo standard of care o il placebo o altre terapie antivirali. Dei 2182 studi identificati, tre incontrano tutti i criteri di inclusione.

Confronti tra coppie di antivirali mostrano che nirmaltrevir più ritonavir e remdesevir sono associati con un più basso rischio di ospedalizzazione o morte se confrontati con molnupiravir più placebo. Lo studio mostra come nirmatrelvir più ritonavir rappresentino il miglior trattamento antivirale (OR 0.12), seguito da remdesivir (OR 0.13) e molnupiravir (OR 0.67).

Lo studio valuta, inoltre, la sicurezza dei tre farmaci antivirali considerati, evidenziando come non aumentino il rischio della comparsa di reazioni avverse se confrontati col placebo.

Questo lavoro presenta alcuni limiti: il numero degli studi inclusi è limitato dalla scelta solo di quelli randomizzati-controllati; nei tre studi considerati il campione è costituito da pazienti non vaccinati; alcuni studi sono ancora in corso.

Bibliografia

Lai CC et al. The Clinical Efficacy and Safety of Anti-Viral Agents for Non-Hospitalized Patients with COVID-19: A Systematic Review and Network Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials. Viruses. 2022 Aug 2

Leggi l’articolo qui

Rischio di miocardite in seguito a dosi sequenziali di vaccino COVID-19 e infezione da SARS-CoV-2 per età e sesso

Icons made by mavadee from www.flaticon.com

La miocardite è più comune dopo l’infezione da sindrome respiratoria acuta grave da coronavirus 2 che dopo la vaccinazione contro COVID-19, ma i rischi sono meno certi nei giovani e dopo dosi di vaccino sequenziali.


Metodi

Uno studio autocontrollato su una serie di casi di persone di età pari o superiore a 13 anni vaccinate per COVID-19 in Inghilterra tra il 1 dicembre 2020 e il 15 dicembre 2021 ha valutato l’associazione tra vaccinazione e miocardite, stratificata per età e sesso. L’indice di incidenza e il numero in eccesso di ricoveri ospedalieri o di decessi per miocardite per milione di persone sono stati stimati da 1 a 28 giorni dopo dosi sequenziali di vaccini adenovirus (ChAdOx1) o a base di mRNA (BNT162b2,
mRNA-1273) o dopo un test SARS-CoV-2 positivo.


Risultati

Di 42 842 345 persone che hanno ricevuto almeno 1 dose di vaccino, 21 242 629 hanno ricevuto 3 dosi, e 5 934 153 avevano
infezione da SARS-CoV-2 prima o dopo la vaccinazione. La miocardite si è verificata in 2861 persone (0,007%), con 617 eventi da 1 a 28 giorni dopo la vaccinazione.
Il rischio di miocardite è risultato aumentato tra 1 e 28 giorni dopo la prima dose di ChAdOx1 (incidenza 1,33 [95% CI, 1,09-1,62]) e dopo una prima, una seconda e una dose di richiamo di BNT162b2 (1,52 [95% CI, 1,24-1,85]; 1,57 [95% CI, 1,28-1,92], e 1,72 [95% CI, 1,33-2,22], rispettivamente), ma era inferiore al rischio dopo un test positivo per SARS-CoV-2 prima o dopo la vaccinazione (11,14 [95% CI, 8,64-14,36] e 5,97 [95% CI, 4,54-7,87], rispettivamente).


Il rischio di miocardite era più elevato da 1 a 28 giorni dopo una seconda dose di mRNA-1273 (11,76 [95% CI, 7,25-19,08]) e persisteva anche dopo una dose di richiamo dopo una dose di richiamo (2,64 [95% CI, 1,25-5,58]). Le associazioni erano più forti negli uomini di età inferiore ai 40 anni per tutti i vaccini.
Negli uomini di età inferiore ai 40 anni, il numero di eventi di miocardite in eccesso per milione di persone era più alto dopo una seconda dose di mRNA-1273 rispetto a un test SARS-CoV-2 positivo (97 [95% CI, 91-99] contro 16 [95% CI, 12-18]). Nelle donne di età inferiore ai 40 anni, il numero di eventi in eccesso per milione era simile dopo una seconda dose di mRNA-1273 e un test SARS-CoV-2 positivo (7 [95% CI, 1-9] contro 8 [95% CI, 6-8]).


Conclusioni

Complessivamente, il rischio di miocardite è maggiore dopo l’infezione da SARS-CoV-2 che dopo la vaccinazione con COVID-19
e rimane modesto dopo dosi sequenziali, compresa una dose di richiamo di vaccino BNT162b2 mRNA. Tuttavia, il rischio di miocardite dopo la vaccinazione è più alto negli uomini più giovani, in particolare dopo una seconda dose del vaccino mRNA-1273.

Bibliografia

Leggi l’articolo qui.

Patone M, et al. Risk of Myocarditis After Sequential Doses of COVID-19 Vaccine and SARS-CoV-2 Infection by Age and Sex. Circulation. 2022 Aug 22.

Sicurezza comparativa dei vaccini COVID-19 a mRNA con i vaccini antinfluenzali: un’analisi di farmacovigilanza utilizzando database internazionale dell’OMS

Medico foto creata da jcomp - it.freepik.com

I due vaccini a RNA messaggero (mRNA), sviluppati da Pfizer-BioNTech e Moderna, sono stati ampiamente utilizzati nella campagna vaccinale contro il COVID-19 nel mondo. Nonostante l’elevato numero di evidenze emergenti relative agli
eventi avversi (AEs) associati ai vaccini anti-COVID-19 a mRNA, gli studi precedenti si sono finora basati in gran parte sul confronto tra vaccinati e non vaccinati, evidenziando possibili rischi di AE con la vaccinazione COVID-19 mRNA.

Il confronto tra il profilo di sicurezza dei soggetti vaccinati con mRNA e quello dei soggetti non vaccinati consentirebbe una valutazione più pertinente della sicurezza della vaccinazione con mRNA.

Gli autori hanno progettato uno studio di sicurezza comparativo tra 18 755 e 27 895 individui che hanno segnalato a VigiBase eventi avversi a seguito di immunizzazione (AEFI) con il vaccino COVID-19 a mRNA e con il vaccino antinfluenzale,
rispettivamente, dal 1° gennaio 2020 al 17 gennaio 2021.

Hanno impiegato l’analisi di disproporzionalità per individuare rapidamente segnali di sicurezza rilevanti e hanno confrontato i rischi comparativi di una serie di AEFI per i vaccini. Il profilo di sicurezza dei vaccini a mRNA è risultato diverso da quello dei vaccini antinfluenzali.
Il modello generale ha suggerito che le reazioni sistemiche come brividi, mialgie, affaticamento erano più evidenti con il vaccino COVID-19 a mRNA, mentre gli eventi di reattogenicità nel sito di iniezione erano più frequenti con il vaccino antinfluenzale.

Rispetto al vaccino antinfluenzale, i vaccini mRNA COVID-19 hanno dimostrato un rischio significativamente più elevato per alcune complicanze cardiovascolari gestibili, come la crisi ipertensiva (odds ratio [ROR] aggiustato, 12,72; 95% intervallo di confidenza [CI], 2,47-65,54), e tachicardia sopraventricolare (ROR aggiustato, 7,94; 95% CI, 2,62-24,00), ma un rischio inferiore di complicanze neurologiche come sincope, nevralgia, perdita di coscienza, sindrome di Guillain-Barre, disturbi dell’andatura, disturbi visivi e discinesie. Questo studio non ha identificato problemi di sicurezza significativi per quanto riguarda la vaccinazione con mRNA in in contesti reali.

Il profilo di sicurezza complessivo ha evidenziato un rischio inferiore di AEFI gravi
in seguito a vaccini a base di mRNA rispetto ai vaccini antinfluenzali.

Bibliografia

Leggi l’articolo qui.

Kim MS, et al.. Comparative safety of mRNA COVID-19 vaccines to influenza vaccines: A pharmacovigilance analysis using WHO international database. J Med Virol. 2022 Mar;94(3):1085-1095. doi: 10.1002/jmv.27424. Epub 2021 Nov 8.

Un’analisi di disproporzionalità delle interazioni farmaco-farmaco tra tizanidina e inibitori del CYP1A2 dal sistema di segnalazione degli eventi avversi della FDA

La tizanidina viene metabolizzata principalmente attraverso il citocromo P450 (CYP) 1A2 e quindi i farmaci che inibiscono l’enzima influiscono sulla clearance della tizanidina, portando a un aumento delle concentrazioni plasmatiche di tizanidina e a eventi avversi potenzialmente gravi.


Obiettivi

Il nostro obiettivo è stato quello di studiare l’insorgenza di eventi avversi segnalati nel sistema di segnalazione degli eventi avversi della FDA (FAERS) riguardanti la combinazione di tizanidina e farmaci che inibiscono l’attività metabolica del CYP1A2.


Metodi

È stata condotta un’analisi di disproporzionalità delle segnalazioni FAERS dal 1° trimestre 2004 al 3° trimestre 2020 per
calcolare il rapporto di probabilità di segnalazione (ROR) delle segnalazioni che menzionano la tizanidina in un ruolo di sospetto o di interazione o che hanno qualsiasi ruolo, un inibitore del CYP1A2 e i seguenti eventi avversi: ipotensione, bradicardia, sincope, shock, arresto cardiorespiratorio, caduta o frattura.


Risultati

Sono state identificate 89 segnalazioni che menzionavano la tizanidina, almeno un inibitore del CYP1A2 e uno degli eventi avversi di interesse. Più della metà delle segnalazioni ha identificato la tizanidina come un ruolo sospetto o interagente (n = 59, 66,3%),
e le segnalazioni riguardavano più spesso le donne (n = 58, 65,1%). L’età mediana era di 56,1 anni (deviazione standard 17,1).
Alcuni importanti segnali di sicurezza includevano interazioni tra la tizanidina in un ruolo di sospetto o di interazione e la ciprofloxacina (ROR per ipotensione 28,1, 95% intervallo di confidenza [CI] 19,2-41,2) o fluvoxamina (ROR per ipotensione 36,9,
95% CI 13,1-103,4), e anche quando riportato in “qualsiasi ruolo” con ciprofloxacina (ROR per ipotensione 6,3, 95% CI 4,7-8,5),
fluvoxamina (ROR per ipotensione 11,4, 95% CI 4,5-28,8) e zafirlukast (ROR per cadute 16,0, 95% CI 6,1-42,1).


Conclusioni

Le segnalazioni che coinvolgono tizanidina e un inibitore del CYP1A2 hanno probabilità più elevate di riportare ipotensione. Questo studio suggerisce che l’uso concomitante di tizanidina e inibitori del CYP1A2 può portare a gravi conseguenze per la salute associate alla pressione bassa, come cadute e fratture.

Bibliografia

Villa-Zapata L, Gómez-Lumbreras A, Horn J, Tan MS, Boyce RD, Malone DC. A Disproportionality Analysis of Drug-Drug Interactions of Tizanidine and CYP1A2 Inhibitors from the FDA Adverse Event Reporting System (FAERS). Drug Saf. 2022 Aug;45(8):863-871.

Leggi l’articolo qui.

Confronto dell’effetto di 15 antidepressivi per valutare la comparsa della sindrome da sospensione: uno studio Real World utilizzando il database WHO di farmacovigilanza

In questo studio, pubblicato su “Journal of Affective Disorders” nel 2022, si vuole valutare il rischio della comparsa della sindrome da sospensione, confrontando 15 antidepressivi (SSRI, SNRI e atipici) stratificandoli per la loro emivita.

Lo studio è stato condotto utilizzando il database VigiBase® (World Health Organization’s Global Individual Case Safety Reports database). Sono state considerate tutte le segnalazioni dei pazienti di età ≥ 6 anni trattati con SSRI, SNRI o atipici, inserite tra il 1/gennaio/1988 e il 31/dicembre/2020, utilizzando come parola chiave le reazioni conseguenti alla sospensione dell’antidepressivo.

In una prima analisi sono stati confrontati SSRI e SNRI stratificandoli in due gruppi (a breve e a lunga emivita); in una successiva analisi il confronto è stato fatto con gli antidepressivi triciclici. L’analisi statistica è stata eseguita utilizzando la regressione logistica per calcolare il RORs (Reporting Odds Ratios) fissando l’intervallo di confidenza al 95%.

La ricerca su VigiBase® ha portato ad evidenziare 15507 casi prevalentemente di sesso femminile di età compresa tra i 18 e i 44 anni. Si è riscontrato un rischio della comparsa della sindrome da sospensione maggiore nei pazienti trattati con antidepressivi a breve emivita in entrambe le fasi dello studio. Tra i farmaci in studio la paroxetina è stata associata ad un più alto rischio, mentre agomelatina e vortioxetina sono state associati ad un rischio più basso.

Ulteriori studi saranno necessari per confermare questi risultati, sebbene l’”emivita” del principio attivo, si dimostri essere l’elemento chiave nella prevenzione della comparsa della sindrome da sospensione, specialmente nella popolazione adulta.

Bibliografia

Quilichini JB, Revet A, Garcia P et al. Comparative effects of 15 antidepressants on the risk of withdrawal syndrome: A real-world study using the WHO pharmacovigilance database. J Affect Disord. 2022

Leggi l’abstract qui.

Sorveglianza post-marketing delle terapie con cellule CAR-T: Analisi del database del sistema di segnalazione degli eventi avversi della FDA (FAERS)

Introduzione

Poiché le terapie a base di cellule T del recettore dell’antigene chimerico (CAR-T) stanno diventando sempre più disponibili nell’armamentario dell’ematologo, sta emergendo la necessità di monitorare la sicurezza post-marketing.

L’obiettivo dello studio è di caratterizzare meglio il loro profilo di sicurezza, concentrandosi sulla sindrome da rilascio di citochine e identificando i segnali emergenti.

Metodi

È stato utilizzato il sistema di segnalazione degli eventi avversi della Food and Drug Administration degli Stati Uniti per analizzare le sospette reazioni avverse ai farmaci tisagenlecleucel (tisa-cel) e axicabtagene ciloleucel (axi-cel) nel periodo compreso tra ottobre 2017 e settembre2020.

Le analisi di disproporzionalità (reporting odds ratio) sono state eseguite confrontando le terapie CAR-T con tutti gli altri farmaci (gruppo di riferimento 1) e altri farmaci onco-ematologici con un’indicazione simile, indipendentemente dall’età (gruppo di riferimento 2) o limitati agli adulti (gruppo di riferimento 3). La notorietà è stata valutata attraverso le schede tecniche e i piani di gestione del rischio. Sono stati analizzati il tempo di insorgenza della reazione avversa al farmaco e le caratteristiche della sindrome da rilascio di citochine.

Risultati

Complessivamente sono state identificate 3225 segnalazioni (1793 axi-cel; 1433 tisa-cel). Le tossicità segnalate sono state principalmente: sindrome da rilascio di citochine (52,2%), febbre (27,7%) e neurotossicità (27,2%). La sindrome da rilascio di citochine e la neurotossicità sono state spesso riferite insieme e il 75% degli eventi si è verificato nei primi 10 giorni.

L’analisi di disproporzionalità ha confermato le reazioni avverse note a questi farmaci e ha mostrato associazioni inaspettate, ad esempio: assi-cel con cardiomiopatie (reporting odds ratio= 2,3; intervallo di confidenza al 95% 1,2-4,4) e perforazioni gastrointestinali (2,9; 1,2-7,3); tisa-cel con epatotossicità (2,5; 1,1-5,7) e disturbi pupillari (15,3; 6-39,1).

Conclusioni

Lo studio conferma le già note reazioni avverse al farmaco e rileva problemi di sicurezza potenzialmente emergenti, specifici per ogni terapia CAR-T: è stato evidenziato che tisa-cel è maggiormente legato a fenomeni di immunodeficienza (ipogammaglobulinemia, infezioni) e a coagulopatie, mentre axi-cel si associa maggiormente a neurotossicità.

Bibliografia

Fusaroli, M., Isgrò, V., Cutroneo, P.M. et al. Post-Marketing Surveillance of CAR-T-Cell Therapies: Analysis of the FDA Adverse Event Reporting System (FAERS) Database. Drug Saf (2022).

Leggi l’articolo completo qui.

Terapia con anti-TNF alfa e ipoglicemia: un’analisi di Farmacovigilanza Real-Word

Introduzione

Un’associazione tra gli inibitori del fattore di necrosi tumorale (TNF)-α e l’ipoglicemia è stata rilevata in alcuni case report e piccoli case series; tuttavia, non sono ancora stati pubblicati dati di farmacovigilanza rilevanti.

Obiettivo

L’obiettivo di questo studio è stato quello di evidenziare e caratterizzare i segnali di sicurezza rilevanti tra ipoglicemia e l’uso di inibitori del TNF-α.

Metodi

È stata condotta un’analisi di disproporzionalità focalizzata sulle indicazioni per rilevare un eventuale aumento delle segnalazioni di ipoglicemia associata a TNF-α, rispetto a tutte le altre segnalazioni riferite alla stessa indicazione nello stesso periodo di tempo. I reporting odds ratio (ROR) con intervalli di confidenza al 95% (CI) sono stati calcolati per determinare la disproporzionalità. Per ridurre i potenziali fattori confondenti, i ROR aggiustati sono stati ulteriormente calcolati con la regressione logistica per controllare età, sesso, stato del diabete e farmaci concomitanti che potenzialmente influenzano i livelli di glucosio nel sangue.

Risultati

In totale, 1086 reazioni avverse al farmaco correlate agli inibitori del TNF-α sono state segnalate come “ipoglicemia”. Non sono stati riscontrati segnali di disproporzione di ipoglicemia negli utilizzatori di inibitori del TNF-α con indicazione per malattia infiammatoria intestinale. Considerando gli inibitori del TNF-α come classe, la disproporzione per l’ipoglicemia è emersa solo nel caso della psoriasi (n = 267, ROR 1,20, 95% CI 1,02-1,41).

Considerando alcuni specifici inibitori del TNF-α, sono stati riscontrati ROR significativi per l’ipoglicemia nell’indicazione di utilizzo per malattie reumatiche: adalimumab nella spondilite anchilosante (n = 37, ROR 1,97, 95% CI CI 1,28-3,04), nella psoriasi (n = 160, ROR 1,64, 95% CI 1,37-1,97) e nell’artrite reumatoide (n = 230, ROR 1,35, 95% CI1,16-1,56) e infliximab nella psoriasi (n = 18, ROR 2,14, 95% CI 1,33-3,42). Dopo l’aggiustamento per i fattori confondenti, solo i segnali per adalimumab risultavano significativi.

Conclusioni

Questo studio ha identificato alcuni potenziali segnali di farmacovigilanza tra ipoglicemia e inibitori del TNF-α che meritano un’ulteriore validazione.

Bibliografia

Zhou, Y., Xie, W., Wang, L. et al. Anti-tumor Necrosis Factor-Alpha Therapy and Hypoglycemia: A Real-World Pharmacovigilance Analysis. Drug Saf (2022).

Leggi l’articolo qui.

LinkedIn
Share
Instagram
WhatsApp