Cos’è una reazione avversa da farmaco?

Con il termine Reazione Avversa si intende secondo la World Health Organization (WHO) International Drug Monitoring Programme: “una risposta ad un farmaco che sia nociva e non desiderabile e che si verifichi ai dosaggi normalmente impiegati nell’uomo per la profilassi, la diagnosi, o per la terapia di malattie, oppure per modificare funzioni fisiologiche”. Questa definizione, seppure chiara ed efficace, non descrive con la necessaria completezza la situazione clinica di una reazione avversa da farmaco, più propriamente indicata dalla seguente:

Effetto nocivo e non voluto conseguente:

  • all’uso conforme alle indicazioni contenute nell’autorizzazione all’immissione in commercio (on-label);
  • agli errori terapeutici;
  • agli usi non conformi alle indicazioni contenute nell’autorizzazione all’immissione in commercio, incluso il sovradosaggio, l’uso improprio, l’abuso del medicinale;
  • all’esposizione per motivi professionali.

Le reazioni avverse sono classificate in base alla tipologia: Tipo A, Tipo B, e Tipo C, ma anche Tipo D, Tipo E e Tipo F.

  • Tipo A: sono le reazioni avverse più frequenti e vengono definite dalla WHO come effetti collaterali. Sono piuttosto comuni e dose dipendenti. In gran parte sono prevedibili e quindi evitabili utilizzando dosaggi più appropriati per ogni singolo paziente.
    Esse possono derivare da un eccesso di azione farmacologica, oppure da una azione del farmaco che si esplica in sistemi diversi da quello ove si intenda agire terapeuticamente. Ne sono esempi la sedazione da antistaminici H1, l’ipokaliemia da diuretici, l’ototossicità da aminoglicosidi. Queste reazioni di norma sono note prima dell’immissione in commercio di un farmaco, sono riproducibili con facilità in ambito sperimentale e sebbene frequenti, raramente mettono in pericolo la vita del paziente. Sono generalmente gestibili con riduzione della dose o la sospensione del farmaco, dopo aver considerato gli effetti della terapia concomitante. Sono totalmente addebitabili al principio attivo.

  • Tipo B: Le reazioni di tipo B comportano talvolta un massivo coinvolgimento immunologico, insorgono solo in una minoranza di pazienti e sono di norma inaspettate ed imprevedibili. Sono peraltro difficili da identificare prima che un farmaco sia immesso in commercio, non sono correlate alla dose, sono spesso gravi e apparentemente non rappresentano una estensione dell’azione farmacologica. Ne sono esempi lo shock anafilattico da penicilline, la rabdomiolisi da statine, l’ipertermia maligna da anestetici, le anemie emolitiche in pazienti G6PD carenti (cd favismo). In questi casi oltre che la sospensione immediata del farmaco sarà necessario evitare la sua somministrazione in futuro. Sono totalmente addebitabili alla particolare situazione del paziente.

  • Tipo C: Sono reazioni che si verificano con maggiore frequenza in una specifica popolazione trattata con un dato farmaco e possono essere messe in evidenza confrontando l’incidenza di un determinato evento in un gruppo verso una popolazione presa come controllo o verso la popolazione in generale. Di norma necessitano di svariati anni per essere messe in evidenza ed i pazienti devono essere stati esposti al farmaco per un periodo lungo, come accade per terapie croniche. Può essere presa come esempio l’aumento di incidenza di tumori al seno indotta da contraccettivi orali. Tali reazioni sono spesso intrattabili, ma una volta note possono essere prevenute.

Questa classificazione non ha dei limiti rigorosi; con il progredire delle conoscenze alcune reazioni classificate come del tipo B, potranno venire riconsiderate come A ed altre di tipo C in Tipo B, come dovute ad una particolare caratteristica della popolazione in studio. A questo schema tradizionale possiamo aggiungere altri tipi di reazioni avverse, ovvero:

  • Tipo D: dose dipendenti ma anche tempo dipendenti, che occorrono o diventano apparenti un po’ di tempo dopo l’uso del farmaco, come la discinesia tardiva da neurolettici. Queste reazioni sono spesso intrattabili e irreversibili.

  • Tipo E: reazioni da sospensione, che occorrono subito dopo la sospensione di un farmaco, ad esempio l’ischemia miocardica da sospensione di beta bloccanti, o l’insonnia da sospensione di benzodiazepine. Queste reazioni si correggono in genere con la ri-somministrazione seguita da sospensione graduale.

  • Tipo F: ultime ma non meno importanti sono le reazioni da inefficacia terapeutica, spesso legate ad interazione fra farmaci. Un esempio è la concomitante somministrazione di un induttore enzimatico insieme a contraccettivi orali, che può ridurre la loro attività. Queste reazioni in genere si correggono con un dosaggio più appropriato.

Clasificazione in base alla gravità
Viene definito come Reazione Avversa Grave qualsiasi manifestazione clinica sfavorevole che a qualsiasi dosaggio:

  • Sia fatale;
  • Metta in pericolo di vita;
  • Richieda il recovero ospedaliero o ne determini un prolungamento;
  • porti ad invalidità/incapacità persistente o significativa
  • Sia un’anomalia congenita/un difetto alla nascita

Si definisce Reazione Avversa Inattesa (direttiva del 2001/20/CE del Parlamento Europeo e del consiglio del 4 Aprile 2001): “Una reazione avversa la cui natura o gravità non concorda con le informazioni relative al prodotto”. Si tratta di reazioni avverse non note al momento dell’immissione in commercio del farmaco, perciò non riportate nel foglietto illustrativo o nella scheda tecnica della specialità medicinale.
Rimane bene inteso che anche le informazioni presenti nella letteratura accreditata costituiscono parte integrante della documentazione del farmaco, anche quando non presenti nel foglio illustrativo, che non sempre è aggiornato in tempo utile.