Analisi di sproporzionalità della Sindrome Serotoninergica associata agli Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina (SSRI): un’analisi di farmacovigilanza globale.

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Scopo

L’incidenza e il rischio di sindrome serotoninergica associati agli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) sono aumentati. Tuttavia, gli studi su larga scala che indagano questa relazione rimangono limitati. Pertanto, questo studio mira a valutare il rilevamento del segnale tra sei SSRI e la sindrome serotoninergica, classificare i loro rischi relativi e proporre strategie preventive pratiche.

Metodi

Questo studio ha utilizzato il database globale di farmacovigilanza, che raccoglie sistematicamente le segnalazioni di reazioni avverse ai farmaci provenienti da oltre 140 paesi. L’analisi si è concentrata su individui con diagnosi di sindrome serotoninergica associata a SSRI, classificati con il codice Anatomico Terapeutico Chimico ‘N06AB’ e suddivisi in sei tipologie. È stata condotta un’analisi di disproporzionalità, utilizzando la componente informativa (IC) con IC0,25 e il reporting odds ratio (ROR) con intervallo di confidenza (IC) del 95%, per valutare il rilevamento del segnale tra sindrome serotoninergica e SSRI.

Risultati

Tra 35 milioni di segnalazioni, sono state identificate 24.674 segnalazioni di sindrome serotoninergica dal 1968 al 2024, di cui 4.035 associate a SSRI. La sertralina (24,46%) è stata l’SSRI più frequentemente implicato. Tutti gli SSRI hanno indicato un segnale significativo di rilevamento con sindrome serotoninergica, con il citalopram che ha mostrato il segnale più elevato (ROR: 77,29 [IC 95%, 71,63-83,40]; IC: 6,13 [IC025, 6,01]). Ipertermia e manifestazioni neurologiche sono state le più diffuse. Il tempo mediano all’insorgenza è stato di un giorno. Il tasso di recupero è stato del 62,21% e la mortalità è stata dello 0,25%.

Conclusione

I risultati sottolineano il potenziale segnale di individuazione tra SSRI e sindrome serotoninergica. I risultati evidenziano anche la necessità di rafforzare la prevenzione e la gestione per mitigare i rischi associati, mentre gli studi a lungo termine sulla sindrome serotoninergica sono essenziali per migliorare la sicurezza dei pazienti e ottimizzare il trattamento.

Parole chiave: Farmacovigilanza; Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina; Sindrome serotoninergica.

Dichiarazione di conflitto di interessi: gli autori dichiarano di non avere conflitti di interesse.

Eur J Clin Pharmacol. 2025 Aug;81(8):1167-1175. doi: 10.1007/s00228-025-03856-0. Disproportionality analysis of serotonin syndrome associated with selective serotonin reuptake inhibitors: a pharmacovigilance analysis. T Choi, J Oh, J Cho, et al.

L’ abstract dello studio in lingua inglese

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40478261

Gli effetti dell’esposizione al Trazodone durante la gravidanza sugli esiti fetali: una revisione sistematica

Scopo

Il Trazodone, un farmaco utilizzato principalmente per il trattamento di ansia e insonnia, è sempre più prescritto in gravidanza, nonostante i dati di sicurezza siano limitati. Questa revisione sistematica mira a valutare gli effetti dell’esposizione al Trazodone durante la gravidanza sugli esiti fetali.

Metodi

È stata condotta una ricerca utilizzando i database MEDLINE ed Embase dal 2000 a oggi. Gli studi sono stati limitati a quelli che coinvolgevano soggetti umani, pubblicati in inglese e che indagavano l’esposizione al Trazodone durante la gravidanza. Le parole chiave includevano “gravidanza”, “trazodone”, “malformazione” e “esiti alla nascita”. Quattro revisori hanno estratto in modo indipendente i dati dai database selezionati. Il rischio di bias è stato valutato utilizzando la scala Newcastle-Ottawa. La sintesi dei dati ha comportato un’analisi qualitativa per riassumere e interpretare i risultati, identificando pattern tra gli studi.

Risultati

Quattordici studi hanno soddisfatto i criteri di inclusione. I principali parametri di esito includevano esiti fetali e di gravidanza, come malformazioni congenite, esiti dello sviluppo, sindrome da scarso adattamento neonatale (PNAS), ipertensione polmonare persistente del neonato (PPHN), difetti cardiaci congeniti, età gestazionale, peso alla nascita, natimortalità, parto pretermine, aborto spontaneo e terapeutico e preeclampsia.

Conclusione

La revisione non ha trovato prove coerenti che colleghino l’uso di Trazodone durante la gravidanza a un aumento del rischio di malformazioni congenite, natimortalità o basso peso alla nascita. Tuttavia, alcuni studi hanno suggerito una possibile associazione con un aumento del rischio di aborti spontanei e terapeutici. Visti i dati limitati e eterogenei, sono necessarie ulteriori ricerche con studi più ampi e ben controllati per stabilire il profilo di sicurezza del Trazodone durante la gravidanza. Nel complesso, chiarire i rischi e i benefici specifici dell’uso di Trazodone in gravidanza guiderà meglio il processo decisionale clinico e migliorerà gli esiti di salute materno-fetale.

Parole chiave: Antidepressivi; Sviluppo fetale; Salute materna; Esito della gravidanza; Valutazione del rischio; Trazodone.

Dichiarazione di conflitto di interessi: Gli autori dichiarano di non avere conflitti di interesse.

Eur J Clin Pharmacol. 2025 Oct;81(10):1401-1408. doi: 10.1007/s00228-025-03880-0. The effects of trazodone exposure during pregnancy on fetal outcomes: a systematic review. B Glasgow-Osment , F Wahib, S M Zanin, F Garcia-Bournissen

L’abstract in lingua inglese

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40691283

Effetti degli antidepressivi sui parametri cardiometabolici e altri parametri fisiologici: una revisione sistematica e una meta-analisi di rete.

Contesto

Gli antidepressivi inducono alterazioni fisiologiche; tuttavia, l’entità di queste alterazioni nel trattamento con diversi antidepressivi non è chiara. Il nostro obiettivo è stato quello di confrontare e classificare gli antidepressivi in ​​base agli effetti collaterali fisiologici, sintetizzando i dati provenienti da studi clinici randomizzati controllati (RCT).

Metodi

Abbiamo effettuato ricerche su MEDLINE, EMBASE, PsycINFO, ClinicalTrials.gov e sul sito web della Food and Drug Administration (FDA) statunitense dalla creazione del database fino al 21 aprile 2025. Abbiamo incluso studi RCT in singolo cieco e in doppio cieco che confrontavano antidepressivi e placebo nella monoterapia acuta di qualsiasi disturbo psichiatrico. Abbiamo condotto meta-analisi frequentiste a effetti casuali per indagare le variazioni indotte dalla terapia su peso, colesterolo totale, glucosio, frequenza cardiaca, pressione arteriosa sistolica e diastolica, intervallo QT corretto (QTc), sodio, potassio, aspartato transferasi (AST), alanina transaminasi (ALT), fosfatasi alcalina (ALP), bilirubina, urea e creatinina. Abbiamo condotto meta-regressioni per esaminare le associazioni, a livello di studio, tra cambiamenti fisiologici ed età, sesso e peso basale. Abbiamo stimato la correlazione tra la variazione della gravità dei sintomi depressivi e la variazione dei parametri metabolici.

Risultati

Su 26.252 citazioni, 151 studi e 17 report FDA hanno soddisfatto i criteri di inclusione. Il campione complessivo includeva 58.534 partecipanti, confrontando 30 antidepressivi con placebo. La durata mediana del trattamento è stata di 8 settimane (IQR 6,0-8,5). Abbiamo osservato differenze clinicamente significative tra gli antidepressivi in ​​termini di effetti metabolici ed emodinamici, tra cui una differenza di circa 4 kg nella variazione di peso tra agomelatina e maprotilina, una differenza di oltre 21 battiti al minuto nella variazione della frequenza cardiaca tra fluvoxamina e nortriptilina e una differenza di oltre 11 mmHg nella pressione arteriosa sistolica tra nortriptilina e doxepina. Paroxetina, duloxetina, desvenlafaxina e venlafaxina sono state associate ad aumenti del colesterolo totale e, per la duloxetina, delle concentrazioni di glucosio, nonostante tutti i farmaci riducessero il peso corporeo. Vi erano forti prove che duloxetina, desvenlafaxina e levomilnacipran aumentassero le concentrazioni di AST, ALT e ALP, sebbene l’entità di queste alterazioni non fosse considerata clinicamente significativa. Non abbiamo trovato prove concrete che alcun antidepressivo influenzi il QTc o le concentrazioni di sodio, potassio, urea e creatinina in misura clinicamente significativa. Un peso corporeo basale più elevato è stato associato a maggiori aumenti della pressione arteriosa sistolica, ALT e AST indotti dagli antidepressivi, mentre un’età basale più elevata è stata associata a maggiori aumenti della glicemia indotti dagli antidepressivi. Non abbiamo osservato un’associazione tra alterazioni dei sintomi depressivi e disturbi metabolici.

Interpretazione

 Abbiamo trovato solide evidenze che gli antidepressivi differiscono notevolmente nei loro effetti fisiologici, in particolare per quanto riguarda i parametri cardiometabolici. Le linee guida terapeutiche dovrebbero essere aggiornate per riflettere le differenze nel rischio fisiologico, ma la scelta dell’antidepressivo dovrebbe essere effettuata su base individuale, considerando la condizione clinica e le preferenze di pazienti, assistenti e medici.

Dichiarazione Conflitto di Interessi: Tutti gli altri autori dichiarano di non avere conflitti di interesse.

Lancet. 2025 Nov 1;406(10515):2063-2077. Epub 2025 Oct 21.The effects of antidepressants on cardiometabolic and other physiological parameters: a systematic review and network meta-analysis. T Pillinger, A Arumuham, R A McCutcheon, E D’Ambrosio, et al.

L’abstract dello studio in lingua inglese

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41135546

Il lavoro completo in lingua inglese nella rivista The Lancet

https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(25)01293-0/fulltext

Uso di antipsicotici durante la gravidanza e sicurezza nelle donne in gravidanza e nei neonati

Contesto

Nonostante il crescente utilizzo di antipsicotici durante la gravidanza, le valutazioni complete dei loro profili di sicurezza, basate su dati globali, rimangono limitate. Obiettivo di questo studio è stato quello di valutare la sicurezza di vari antipsicotici durante la gravidanza confrontandoli con la quetiapina, che dispone di dati di sicurezza relativamente ampio.

Metodo

Utilizzando il database di farmacovigilanza dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (1968-2023; n = 131.255.418 segnalazioni), abbiamo identificato 11.406 segnalazioni da esposizione ad antipsicotici durante la gravidanza. È stata eseguita un’analisi di disproporzionalità per calcolare gli odds ratio (ROR) di segnalazione per eventi avversi in gravidanza, fetali o neonatali associati ad aloperidolo, ziprasidone, clozapina, olanzapina, risperidone, aripiprazolo e paliperidone, rispetto a quetiapina.

Risultati

L’aloperidolo ha avuto una frequenza di segnalazione significativamente più alta per malformazioni congenite rispetto alla quetiapina (ROR 3,83; IC 95%, 2,62-5,59). Non sono state riscontrate differenze statisticamente significative per altri antipsicotici riguardo a malformazioni congenite o complicazioni neonatali rispetto alla quetiapina. Tutti gli antipsicotici studiati hanno avuto frequenze di segnalazione inferiori per diabete mellito gestazionale rispetto alla quetiapina (ROR complessivo 0,22; IC 95%, 0,18-0,28). Aloperidolo, clozapina, olanzapina, risperidone e aripiprazolo sono stati segnalati con maggiore frequenza per aborto o morte fetale. Paliperidone e ziprasidone hanno avuto frequenze di segnalazione simili o inferiori per esiti avversi maggiori rispetto alla quetiapina, sebbene le conclusioni relative a ziprasidone siano limitate dal numero limitato di segnalazioni e dalla percentuale relativamente elevata di esiti avversi della gravidanza.

Limitazioni dello studio: dati incompleti e bias di segnalazione ostacolano l’accertamento della causalità.

Conclusioni: rispetto alla quetiapina, diversi antipsicotici con dati di sicurezza meno consolidati, in particolare ziprasidone e paliperidone, potrebbero rappresentare alternative sicure per l’uso in gravidanza. Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche per verificare questi risultati e garantire la sicurezza di questi antipsicotici come opzioni terapeutiche durante la gravidanza.

Parole chiave: Antipsicotici; Globale; Gravidanza; Organizzazione Mondiale della Sanità.

Dichiarazione di conflitto di interessi: Tutti gli autori hanno dichiarato di non avere conflitti di interessi.

J Affect Disord. 2025 Mar 15:373:495-504. doi: 10.1016/j.jad.2024.12.102. Epub 2025 Jan 2. Antipsychotic use during pregnancy and outcomes in pregnant individuals and newborns. Hanseul Cho, Hyesu Jo, Yi Deun Jeong, et al.

Lo studio completo in lingua inglese

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39755128

Carico globale delle convulsioni associate agli antidepressivi dal 1967 al 2023: un’analisi comparativa del database internazionale di farmacovigilanza

Contesto

 Sebbene gli antidepressivi siano stati implicati nel rischio di crisi convulsive, i dati completi sulla sicurezza che esaminano questo rischio rimangono limitati per diversi antidepressivi.

Metodi

Sono stati analizzati i dati di Vigibase, un database internazionale di farmacovigilanza, che comprende 131.255.418 segnalazioni dal 1967 al 2023. Sono stati calcolati il ​​Reporting Odds Ratio (ROR) e la Componente Informativa (IC) per identificare associazioni sproporzionate tra 17 antidepressivi e crisi convulsive.

Risultati

 Tra 2.275.638 segnalazioni di antidepressivi, 23.331 hanno riportato crisi epilettiche. Gli antidepressivi nel loro complesso sono stati associati a una maggiore frequenza di segnalazione di crisi epilettiche rispetto a tutti i farmaci. Tra le classi di antidepressivi, gli antidepressivi triciclici (TCA; ROR [95% CI]: 2,71 [2,58-2,84]; IC [IC0,25] 1,42 [1,34]), sono stati i più frequentemente segnalati in correlazione con crisi epilettiche, seguiti dagli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI; 2,27 [2,22-2,32]; 1,16 [1,13]) e dagli inibitori della ricaptazione della serotonina-noradrenalina (SNRI; 1,31 [1,27-1,36]; 0,39 [0,33]). Per quanto riguarda i singoli antidepressivi, Agomelatina e Desvenlafaxina sono stati gli unici farmaci senza una significativa associazione sproporzionata con le crisi convulsive. Tra i restanti antidepressivi, Bupropione (8,57 [8,34-8,80]; 3,04 [3,00]) e Clomipramina (4,69 [4,29-5,13]; 2,20 [2,05]) hanno avuto le stime più elevate della misura di sproporzionalità, mentre Vortioxetina e Duloxetina hanno avuto la più bassa sproporzionalità nella segnalazione. L’Escitalopram (2,17 [2,04-2,31]; 1,11 [1,01]), l’enantiomero attivo del Citalopram, e la Desvenlafaxina (0,93 [0,82-1,05]; -0,11 [-0,31]), il metabolita attivo della Venlafaxina, sono stati segnalati meno frequentemente per le crisi convulsive rispetto ai loro composti originali.

Conclusioni

 I nostri risultati sono in linea con studi precedenti che indicano che gli SNRI e gli SSRI comportano un rischio inferiore di convulsioni, mentre Bupropione e Clomipramina sono associati a un rischio maggiore. Agomelatina, Vortioxetina e SNRI come Desvenlafaxina e Duloxetina potrebbero potenzialmente rappresentare alternative sicure.

Parole chiave: Antidepressivi; Globale; Farmacovigilanza; Convulsioni; Organizzazione Mondiale della Sanità.

J Affect Disord . 2025 Jul 15:381:215-223. Global burden of antidepressant-associated seizures from 1967 to 2023: A comparative analysis of the international pharmacovigilance database. Hanseul Cho, Kyeongmin Lee, Sheng-Min Wang, et al.

Gli autori dichiarano di non avere conflitto di interessi.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40189065

Eventi avversi gastrointestinali associati agli SNRI: uno studio di farmacovigilanza basato su FAERS

Introduzione

Il disturbo depressivo maggiore è una malattia mentale diffusa, e gli SNRI (Inibitori Selettivi della Ricaptazione di Serotonina e Noradrenalina, classe di farmaci antidepressivi che agiscono aumentando i livelli di serotonina e noradrenalina nel cervello) costituiscono un pilastro dell’approccio psicofarmacologico alla sua gestione clinica. Nonostante il loro impatto su aderenza, efficacia e rischio di ricadute sia conosciuto, gli eventi avversi gastrointestinali (EA) associati agli SNRI rimangono ancora poco studiati. Questo studio ha valutato sistematicamente gli eventi avversi gastrointestinali associati agli SNRI utilizzando il database del sistema di Segnalazione degli Eventi Avversi (FAERS) della FDA.

Metodi

Un’analisi retrospettiva dei dati FAERS dal 2004 al 2024 ha identificato 114.148 segnalazioni riguardanti cinque farmaci SNRI (venlafaxina, desvenlafaxina, milnacipran, levomilnacipran e duloxetina). Gli eventi avversi gastrointestinali si sono classificati tra le prime dieci classi di sistemi e organi per tutti e cinque i farmaci.

Risultati

A livello di farmacovigilanza, abbiamo identificato 18 segnali positivi, con rischi significativi per cinque specifici eventi avversi: stitichezza, secchezza delle fauci, ipoestesia orale, nausea e vomito.

Le analisi descrittive hanno rivelato che i pazienti di mezza età (45-64 anni) e anziani (65-74 anni) erano più suscettibili agli eventi avversi gastrointestinali rispetto ai gruppi di età più giovani, sebbene gli effetti specifici variassero a seconda dei farmaci e dei gruppi di età.

Conclusioni

Questi risultati evidenziano i rischi significativi di eventi avversi gastrointestinali associati agli SNRI, sottolineando la necessità di una selezione personalizzata dei farmaci, di un attento monitoraggio e di ulteriori ricerche sui meccanismi sottostanti e sugli impatti a lungo termine.

Parole chiave: SNRI – Inibitori Selettivi della Ricaptazione di Serotonina e Noradrenalina; Eventi Avversi Gastrointestinali

J Affect Disord . 2025 Oct 15:387:119484. Epub 2025 May 27. Gastrointestinal adverse events associated with SNRIs: A FAERS-based pharmacovigilance study. Jiayi Lin, Sijia Wei, Ying Peng, et al.

Tutti gli autori hanno dichiarato nessun conflitto di interessi

Leggi qui lo studio in lingua inglese

Uso del Litio in Gravidanza: differenze in 14 Nazioni

https://link.springer.com/article/10.1007/s12325-018-0735-8

Introduzione

In gravidanza, i benefici del trattamento con litio per la prevenzione delle ricadute in condizioni psichiatriche devono essere soppesati rispetto ai potenziali effetti teratogeni. Attualmente, vi è una scarsità di informazioni su come e quando il litio viene utilizzato durante la gravidanza.

Obiettivo

Esaminare l’uso del litio nel periodo perinatale.

Materiali e Metodi

Questo studio di coorte ha utilizzato dati a livello individuale di gravidanze dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2021 in Australia, Danimarca, Finlandia, Germania, Hong Kong, Islanda, Israele, Nuova Zelanda, Norvegia, Corea del Sud, Svezia, Taiwan, Regno Unito e 2 coorti negli Stati Uniti. Le analisi sono state eseguite dal 1° settembre al 30 novembre 2023.

La prevalenza dell’uso di litio, come percentuale di gravidanze con almeno 1 prescrizione medica o prescrizione entro 3 mesi prima della gravidanza fino al parto, è stata stimata utilizzando un protocollo comune. È stato esaminato l’uso di litio durante la gravidanza per trimestre e nei 3 mesi prima e dopo la gravidanza.

Principali risultati e misure

Confronto della prevalenza tra il primo e l’ultimo periodo di 3 anni di studio.

Risultati

Tra 21.659.454 gravidanze provenienti da tutte le Nazioni che hanno collaborato, la prevalenza dell’uso di litio variava da 0,07 ogni 1000 gravidanze a Hong Kong a 1,56 ogni 1000 nella popolazione, con assicurazione pubblica, negli Stati Uniti. L’uso del litio è aumentato ogni 1000 gravidanze in 10 popolazioni (Australia [da 0,60 a 0,74], Danimarca [da 0,09 a 0,51], Finlandia [da 0,10 a 0,29], Islanda [da 0,24 a 0,99], Israele [da 0,25 a 0,37], Norvegia [da 0,24 a 0,47], Corea del Sud [da 0,30 a 0,44], Svezia [da 0,42 a 1,07], Regno Unito [da 0,07 a 0,10] e Taiwan [da 0,15 a 0,19]), è rimasto stabile in 4 popolazioni (Germania [da 0,17 a 0,16], Hong Kong [da 0,06 a 0,06] e le popolazioni statunitensi con assicurazione pubblica [da 1,50 a 1,34] e senza [da 0,38 a 0,36]) ed è diminuito in 1 popolazione (Nuova Zelanda [da 0,54 a 0,39]). L’uso del litio è diminuito con ogni trimestre di gravidanza, mentre la prevalenza dell’uso post-partum era simile ai livelli pre-gravidanza. La percentuale di uso di litio nel secondo trimestre rispetto al periodo pre-gravidanza variava dal 2% in Corea del Sud all’80% in Danimarca.

Conclusioni 

La prevalenza dell’uso di litio nelle donne in gravidanza negli ultimi 2 decenni variava notevolmente tra le popolazioni. I modelli di uso prima, durante e dopo la gravidanza suggeriscono che molte donne hanno interrotto l’uso di litio durante la gravidanza e hanno ripreso il trattamento dopo il parto, con grandi variazioni tra i paesi. Questi risultati sottolineano la necessità di linee guida uniformate a livello internazionale, in particolare per le condizioni psichiatriche tra le donne incinte che possono trarre beneficio dal trattamento con litio con i minori rischi per i nascituri.

JAMA Netw Open. 2024 Dec 2;7(12):e2451117. doi: 10.1001/jamanetworkopen.2024.51117. Lithium Use During Pregnancy in 14 Countries. Felix Wittström Carolyn E Cesta Brian T Bateman et al.

Link dove è possibile leggere lo studio completo 

Effetti dei farmaci antipsicotici nei bambini e nei giovani su alcuni parametri fisiologici: uno studio di network metanalisi

In questo lavoro pubblicato sul numero di giugno 2024 di “The Lancet – Child and adolescent health”, gli autori si propongono di studiare gli effetti di varie terapie con antipsicotici sul peso, Indice di Massa Corporea (BMI), glicemia a digiuno, colesterolo totale, colesterolo LDL, colesterolo HDL, trigliceridi, prolattina, frequenza cardiaca, pressione sistolica, intervallo QT corretto (QTc) in una popolazione di bambini e adolescenti con patologie neuropsichiatriche e del neurosviluppo, considerando che oltre ad avere degli effetti nel breve periodo, possono essere causa di eventi che emergono nel lungo periodo.

Nel lavoro sono stati inclusi 47 trial randomizzati-controllati (CTR) pubblicati prima del 22 dicembre 2023, per un totale di 6500 bambini e adolescenti, di cui 4366 ricevevano un antipsicotico, mentre 2134 il placebo. Tra gli atipsicotici presi in esame: aripiprazolo, asenapina, blonanserina, clozapina, aloperidolo, lurasidone, molindone, olanzapina, paliperidone, pimozide, quetiapina, risperidone, ziprasidone; il trattamento durava almeno 6 settimane.

Gli autori presentano i risultati del lavoro attraverso grafici di associazione, forest plot e una tabella sinottica, dai quali emergono effetti clinicamente rilevanti sul peso, BMI, glicemia a digiuno, trigliceridi, frequenza cardiaca e sulla pressione sistolica. L’aumento del peso è più comune con olanzapina, quetiapina, clozapina, risperidone o paliperidone. L’aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa è risultata più comune con la quetiapina; per la variazione nella concetrazione della prolattina: risperidone e pailperidone.

Lo studio non è esente da alcuni bias associati alle caratteristiche dei lavori considerati per la metanalisi: i trial clinici riguardano pochi pazienti, sono di breve dutrata, alcuni sono datati; non sono presenti informazioni sullo stile di vita, comorbidità, stato puberale, altri farmaci assunti dai pazienti.

I risultati dello studio possono rappresentare un nuovo tassello nella decisione della migliore scelta terapeutica, basata sulle caratteristiche del singolo paziente, della patologia, sul rapporto rischio/beneficio, sulla preferenza del paziente dei caregiver e del clinico.

Leggi qui l’articolo completo

Il litio assunto attraverso l’allattamento al seno inibisce l’assorbimento dello iodio nella tiroide e la produzione dell’ormone tiroideo, che può essere corretto con una supplementazione materna dello iodio

Introduzione

Oggi la Depressione Bipolare è una delle patologie psichiatriche più rilevanti e il post-partum è un periodo in cui si è riscontrata un’elevata incidenza di recidive (66% senza terapia contro un 38% in terapia con litio). Il litio rappresenta la terapia più adeguata nella maggior parte dei casi; tale terapia, a lungo termine, può provocare delle compromissioni d’organo, come la riduzione della funzione tiroidea e danni al parenchima renale.

In assenza di dati consistenti, alcune linee guida scoraggiano la somministrazione del litio durante l’allattamento o, nel caso venga somministrato, pongono l’attenzione sulla necessità di un suo attento monitoraggio mensile; infatti, è stata notata, nel neonato, una transitoria alterazione della stimolazione tiroidea, un aumento dell’azotemia e della creatinina; per questo, alcune madri, preferiscono l’allattamento con latte in formula. 

Sono pochi i dati ricavati dai neonati allattati da madri in terapia con litio, per cui gli autori hanno costruito un modello animale che potesse essere il più possibile rappresentativo dell’uomo. 

Metodi

Il campione dello studio  è costituito da 312 ratti così suddiviso: 26 madri, 12 figli per ogni madre (distribuiti in egual numero tra maschi e femmine, scegliendo quelli di peso maggiore). Le 26 madri sono così suddivise: alla diciottesima giornata post partum furono selezionate 18 madri (7 controlli, 7 in terapia con litio,  4 in terapia con litio che hanno ricevuto una supplementazione di iodio); alla venticinquesima giornata post-partum furono selezionate 6 madri (3 controlli, 3 in terapia con litio); alla sessantesima giornata post-partum furono selezionate due madri (1 controllo, 1 in terapia con litio). Per ogni madre vennero studiati i corrispettivi figli.

Lo studio prende in considerazione vari parametri, nelle madri: concentrazione del  litio nel sangue (attraverso la spettrometria ad induzione di massa) e nel latte (attraverso la spettroscopia ad emissione laser);  nei neonati:  concentrazione ematica del litio, funzionalità tiroidea (T4, Ft3, Ft4, TSH, tireoglobulina) e renale  (BUN) e l’immunoistochimica furono richiesti al diciottesimo (P18), venticinquesimo (P25) e sessantesimo (P30) giorno post-partum; furono ricercati: litio, iodio, sodio, potassio e calcio nella tiroide e nel cervello, durante e poco dopo il periodo dell’allattamento; fu monitorato il peso corporeo.

Nelle madri il litio fu somministrato ad una concentrazione pari a 1000 mg/50 kg di peso corporeo, al fine di raggiungere una concentrazione plasmatica di circa 0,5 mmol/L; lo Iodio fu somministrato ad una concentrazione tra i 2 e i 3 mg al giorno.

Risultati

Il confronto fra i gruppi mostra come nel torrente ematico il litio scompaia rapidamente dopo la fine dell’allattamento (0.075±0.03 al P18 contro un valore non rilevabile intorno al P21); i topi  da madri in terapia con litio ebbero un aumento del peso statisticamente significativo rispetto ai controlli al  P18 (42,5 ± 5,51 contro 40,31 ± 3,74 g, p <0,05) mentre sebbene il peso al  P25 e P60 fosse superiore nei trattati rispetto ai controlli, questo dato non fu statisticamente significativo.

Il BUN misurato al giorno 18 ebbe un incremento statisticamente significativo tra quello misurato nei trattati rispetto ai controlli (6,71 ± 0,27 contro 5,25 ± 0,49 mmol/L, p<0,05); mentre dopo lo svezzamento tale differenza scomparì.

Il confronto tra i livelli ematici di T4 tra il gruppo dei trattati e dei non trattati è risultato statisticamente significativo per una riduzione dei suoi valori al P18 (67,2 ± 5,21 contro 93,41 ± 10,60 mmol/L, p<0,05) e al P25 (40,06 ± 5,79 contro 52,61 ± 3,03, p <0,05), mentre la differenza al P60 non fu statisticamente significativa. Non appare statisticamente significativa tra i due gruppi la differenza per Ft3 e Ft4. L’aumento del TSH nei trattati rispetto ai non trattati suggerisce che il litio possa inibire la fuoriuscita degli ormoni tiroidei.

Lo studio degli estratti tiroidei con LIBS e XRF ha evidenziato la presenza del litio sia al P18 che al P25 nei trattati; mentre agli stessi tempi le onde di emissione per lo iodio risultarono significativamente ridotte.

Il confronto di sezioni di ghiandola tiroidea tra trattati e controlli mostrò una differenza statisticamente significativa tra le concentrazioni di tireoglobulina (più alta nei trattati).

Assodato che nel neonato il litio altera la funzionalità di alcuni organi, gli autori vollero vedere se la supplementazione di iodio alla dieta materna, durante l’allattamento, potesse portare qualche beneficio; considerato il gruppo degli esposti al litio e alla supplementazione di Iodio versus i soli esposti al litio si notò un aumento statisticamente significativo del T4 nel primo gruppo rispetto al secondo (85,6 ± 8,32 contro 67,2 ± 5,21 nmol/L, p < 0,05).

Sezioni di tessuto tiroideo hanno ricalcato tali dati mostrando al P18, una più alta densità ottica della tireoglobulina rispetto ai controlli e rispetto ai neonati di madri che hanno ricevuto una supplementazione di iodio. Infine, venne studiata la permanenza del Litio nella corteccia frontale, rilevando la sua presenza al P18 e ancora al P25.

Conclusioni

Questo studio dà nuova luce ai meccanismi con cui il litio interferisce sulla funzione tiroidea, renale e sull’accumulo nel cervello dei neonati allattati da madri che fanno uso del farmaco, quali: ipotiroidismo, compromissione renale, accumulo nel cervello; senza, però, apparenti conseguenze sullo sviluppo. Inoltre, viene verificato come la supplementazione dello iodio, in queste madri, porti beneficio nella prole con un aumento della concentrazione del T4 e una riduzione della tireoglobulina con livelli simili ai controlli. Studi futuri dovranno testare l’efficacia della supplementazione dello iodio nell’uomo.

Bibliogafia

Irfan Ahmed, Victor Ma, Yuanchao Liu, Muhammad Shehzad Khan, Zhenhui Liu, Chi Zhang, Santosh Kumar Paidi, Francis A. M. Manno, Noreen Amjad, Sinai H. C. Manno, Rafay Ahmed, Alan W. L. Law, Ahmed Ali, Faizan Raza, Yanpeng Zhang, William C. S Cho, Ishan Barman, Martin Alda, Veerle Bergink, Condon Lau. Lithium from breast-milk inhibits thyroid iodine uptake and hormone production, which are remedied by maternal iodine supplementation. Bipolar Disorder 2021 Jan 28 PMID: 33507599

È possibile leggere qui l’abstract dell’articolo.

Interazioni farmacologiche in pazienti anziani o con problemi mentali

Introduzione

L’uso inappropriato di farmaci nei pazienti anziani o con problemi mentali è stato associato a reazioni avverse a farmaci (ADR), interazioni tra farmaci, maggiore mortalità, aumento del numero delle visite a carico del servizio sanitario, e conseguentemente aumento dei costi sul sistema sanitario. Inoltre, è stato individuato un aumentato rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer a causa di prescrizioni errate di farmaci.

Nonostante il problema della sicurezza legata alla prescrizione errata di farmaci sia ben documentata, la prescrizione dei farmaci nei pazienti anziani, in generale, e nei pazienti con disturbi mentali non viene presa in adeguata considerazione.

Ci sono diversi strumenti che sono stati sviluppati per identificare farmaci prescritti inappropriatamente e per guidare la pratica clinica, tuttavia poco è noto riguardo alle interazioni tra farmaci e alle reazioni avverse a farmaci (ADR), prescritti a pazienti con problemi mentali e comportamentali, e non ci sono revisioni sistematiche che se ne siano occupate.

Perciò, considerando la frequente prescrizione e l’uso inappropriato di farmaci, specialmente riguardanti il sistema nervoso centrale, e considerando che i disturbi mentali possono aumentare l’incidenza delle ADR, è stata condotta una revisione sistematica allo scopo di caratterizzare tali comportamenti prescrittivi nei pazienti anziani e con disturbo mentale.

Metodi

Questa revisione sistematica ha incluso lavori che hanno studiato e/o validato strumenti (criteria-based tools) basati su specifici criteri per la valutazione della prescrizione di farmaci potenzialmente inappropriati, per persone anziane e con disturbi mentali e del comportamento. La ricerca è stata condotta su PubMed e Scopus a febbraio del 2020.

Risultati

In questa revisione sistematica sono stati identificati 36 strumenti che hanno evidenziato 151 interazioni tra farmaci potenzialmente inappropriati nei pazienti con disturbi mentali o del comportamento. Inoltre, sono state individuate 132 potenziali prescrizioni errate con potenziali controindicazioni nei soggetti con malattie mentali e disturbi del comportamento.

Gli effetti collaterali più frequenti sono stati la demenza e i disturbi cognitivi, mentre le classi di farmaci più riportate aventi avuto interazioni tra farmaci sono stati gli antipsicotici, gli anticolinergici e le benzodiazepine, che potrebbero costituire un rischio di peggioramento dei disturbi cognitivi, del delirium, e della demenza o un aumento della mortalità e dell’incidenza di ictus.

Conclusioni

In questa revisione si raccomanda ai clinici un processo ragionato di deprescrizione, una revisione dei farmaci prescritti, e un migliore monitoraggio delle possibili reazioni avverse a farmaci (ADR).

Bibliografia

Forgerini M, Schiavo G, Lucchetta RC, Mastroianni PC. Drug interactions for elderly people with mental and behavioral disorders: a systematic scoping review. Arch Gerontol Geriatr. 2021 Mar-Apr;93:104283. doi: 10.1016/j.archger.2020.104283. Qui è possibile leggere l’abstract dell’articolo originale.

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