Segnalazioni di dipendenza da Pregabalin, astinenza, tendenze suicide e psicosi: un’analisi di disproporzione del database australiano degli eventi avversi.

Obiettivi

A livello globale, l’Australia presenta il più alto tasso di consumo procapite di Pregabalin, comunemente prescritto per il dolore neuropatico. Prove emergenti suggeriscono che il pregabalin potrebbe essere associato all’insorgenza o alla ricomparsa di diversi eventi psichiatrici potenzialmente letali in alcuni individui.

Metodi

Abbiamo condotto una analisi di disproporzione utilizzando segnalazioni di casi clinici riguardanti eventi avversi correlati a dipendenza, astinenza, ideazione suicidaria e psicosi, presentate alla Therapeutic Goods Administration Australiana tra il 2005 e il 2024. Sono stati calcolati gli odds ratio di segnalazione (ROR) per determinare se questi eventi avversi fossero stati segnalati in modo disproporzionato per il Pregabalin rispetto a tutti gli altri farmaci presenti nel database e a un gruppo di confronto attivo costituito da altri farmaci per il dolore neuropatico (gabapentin, duloxetina e amitriptilina).

Risultati

Rispetto a tutti gli altri farmaci presenti nel database, il Pregabalin ha mostrato forti segnali di segnalazione disproporzionata per abuso e dipendenza da farmaci (ROR = 13,53, intervallo di confidenza al 95% [IC]: 12,12, 15,10), astinenza da farmaci (ROR = 6,76, IC al 95%: 4,99, 9,15), suicidio e autolesionismo (ROR = 12,40, IC al 95%: 10,71, 14,36) e psicosi e disturbi psicotici (ROR = 5,81, IC al 95%: 4,99, 6,76). Rispetto ad altri farmaci per il dolore neuropatico, il segnale disproporzionato è rimasto presente per l’abuso e la dipendenza da farmaci (ROR = 1,38, IC 95%: 1,17, 1,62) e per la psicosi e i disturbi psicotici (ROR = 1,26, IC 95%: 1,002, 1,57), sebbene con effetti meno pronunciati.

Conclusioni

Gli eventi avversi correlati alla tossicodipendenza e alla psicosi vengono segnalati al database australiano di farmacovigilanza con una frequenza maggiore per il Pregabalin rispetto ad altri farmaci, inclusi altri farmaci per il dolore neuropatico, segnalando una potenziale problematica che merita ulteriori indagini.

Parole chiave: eventi avversi da farmaci; tossicodipendenza; farmacovigilanza; pregabalin; disturbi psichiatrici.

Dichiarazione di conflitto di interessi: Gli autori non hanno interessi finanziari o non finanziari rilevanti da dichiarare.

Br J Clin Pharmacol. 2026 Feb;92(2):545-555. doi: 10.1002/bcp.70279. Pregabalin dependence, withdrawal, suicidality and psychosis reports: A disproportionality analysis of the Australian adverse events database. A G McNeilage, A Gholamrezaei, B Murnion, S Nielsen, C E Ashton-James.

L’Abstract dello studio in lingua inglese

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40999886

Lo studio completo in lingua inglese

https://bpspubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/bcp.70279

Raccomandazioni del Pharmacovigilance Risk Assessment Committee (PRAC) dell’EMA per il mese di novembre.

Durante la riunione che si è svolta tra il 23 e il 26 novembre 2020 sono stati valutati i segnali di sicurezza periodici dei farmaci. Il comitato ha raccomandato un aggiornamento delle informazioni dei prodotti per tutti i medicinali che contengono clorochina e idrossiclorochina. In seguito alla revisione di tutti i dati disponibili è stato confermato un legame tra l’uso di questi farmaci e il rischio di disturbi psichiatrici e comportamento suicida.

Tale revisione è stata iniziata nel maggio 2020 dopo che l’EMA era stata informata dall’agenzia spagnola per i medicinali (AEMPS) del verificarsi di 6 casi di disturbi psichiatrici in pazienti con COVID-19 a cui era stata data una dose di idrossiclorochina più alta di quella autorizzata.

La clorochina e l’idrossiclorochina sono autorizzati nell’Unione Europea per il trattamento di alcune malattie autoimmuni quali artrite reumatoide e lupus, così come per la profilassi ed il trattamento della malaria. Tali farmaci non sono autorizzati per il trattamento del COVID-19 ma entrambi sono stati utilizzati al di fuori dell’indicazione terapeutica (uso off-label) per la terapia della malattia. In ogni caso sia la clorochina che l’idrossiclorochina non hanno dimostrato nessun effetto benefico nel trattamento della malattia da COVID-19 in ampi studi clinici randomizzati.

In considerazione dell’uso di tali farmaci durante la pandemia, l’EMA ne ha ricordato i rischi ai professionisti sanitari in primavera. In ogni caso è già noto che la clorochina e l’idrossiclorochina, persino alle dosi approvate per le indicazioni autorizzate possano causare un ampio spettro di disturbi psichiatrici. Infatti, nel riassunto delle caratteristiche del prodotto delle specialità medicinali che contengono clorochina o idrossiclorochina sono indicati disturbi psichiatrici e comportamenti suicidi come effetti avversi rari o con frequenza sconosciuta.

La revisione ha confermato che i disturbi psichiatrici si sono verificati e possono essere talvolta gravi, in pazienti sia con precedenti problemi mentali che senza precedenti anamnestici. Sulla base dei dati disponibili la revisione ha mostrato che per quanto riguarda l’idrossiclorochina, gli effetti avversi possono verificarsi nel primo mese dopo l’inizio del trattamento. Per la clorochina non c’erano dati a sufficienza per stabilire un chiaro tempo d’insorgenza.

Il PRAC raccomanda di aggiornare le schede informative per questi medicinali per fornire migliori informazioni ai professionisti sanitari e ai pazienti dei rischi di comportamenti suicidari e disturbi psichiatrici.

I pazienti che utilizzano clorochina e idrossiclorochina che sperimentano disturbi mentali (per esempio pensieri irrazionali, ansia, allucinazioni, confusione mentale o umore depresso, inclusi pensieri autolesivi o autosoppressivi) o di altro genere correlati ad essi dovrebbero contattare tempestivamente il proprio medico di fiducia.

E’ possibile leggere la notizia originale sul sito dell’EMA, cliccando qui.

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Centro Regionale FarmacoVigilanza Sardegna

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