Epatite C: obiettivi mondiali e realtà nazionali

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Un editoriale di Lancet riflette sulle barriere di accesso alla terapia anti HCV, nel mondo.

 

 

I dati di sorveglianza, resi noti dallo statunitense CDC (US Centers for Disease Control and Prevention), informano che i decessi correlati al virus dell’epatite C (HCV) hanno raggiunto il livello record di 19.659, nel 2014.

Si stima che, attualmente, siano circa 3.5 milioni le persone con infezione da HCV, negli Stati Uniti.

Il costo degli antivirali ad azione diretta (DAA), la classe di farmaci d’elezione delle linee guida dell’OMS, è proibitivo e alcune assicurazioni statunitensi li rimborsano solo nei casi più gravi.

L’OMS ha aggiunto la maggior parte dei nuovi DAA alla lista dei farmaci essenziali, ma, con 130-150 milioni di persone nel mondo infettate da HCV e una situazione mondiale, che ricorda l’esordio della crisi dell’AIDS con la maggior parte dei paesi che non avevano accesso alla cura, si rende necessaria l’adozione di misure incisive.

Un esempio significativo è la Cina, dove si stima che circa 8 milioni di persone siano state infettate dal virus dell’HCV, il doppio degli Stati Uniti. I decessi per cancro al fegato da HCV sono aumentati del 283% dal 1990 al 2013. Ogni anno, circa 100.000 cinesi con l’epatite C sono trattati con interferone a regimi non ottimali, perché i DAA non sono disponibili: non sono ancora registrati a livello nazionale, perché l’Agenzia regolatoria cinese richiede che tutti i farmaci stranieri siano prima sottoposti a sperimentazioni cliniche locali, quindi il processo di registrazione può durare anche 5-8 anni. Anche se si sta valutando l’ipotesi di una registrazione accelerata (ancora da definirsi) per i farmaci anti-HCV, la situazione è inaccettabile per i 2.5 milioni di pazienti cinesi con epatite C, che non hanno accesso alle cure. Si stima che, in Cina, il trattamento a base di interferone costi quattro volte di più che in Egitto. Le soluzioni da prendere in considerazione potrebbero essere la rinuncia al trial clinico (già concessa per gli antiretrovirali contro l’HIV) o la concessione di licenze obbligatorie per la produzione di generici.

L’obiettivo dell’OMS di eliminare l’epatite entro il 2030 è realizzabile solo attraverso l’adozione di politiche, che consentano, in tutti i paesi, un accesso ai farmaci essenziali che sia tempestivo e sostenibile dal punto di vista economico.

 

Hepatitis C: global ambition, national realities

Volume 387, No. 10032, p1970, 14 May 2016

DOI: http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(16)30520-7

 

http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(16)30520-7/fulltext

 

 

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