Valutazione e gestione dell’allergia alla penicillina

 

JAMA

 

Siamo davvero certi che sia un allergia alla penicillina?
Sentiamo spesso parlare di allergia alle penicilline, ma non sempre si tratta di una reazione avversa a farmaco

 

 

 

 

Facendo seguito all’articolo “SIAMO DAVVERO ALLERGICI ALLA PENICILLINA?” il Journal of American Medical Association ha pubblicato una review sulla VALUTAZIONE E GESTIONE DELL’ALLERGIA ALLA PENICILLINA.

 

La Penicillina e più in generale gli antibiotici β-lattamici sono tra i gli antimicrobici più sicuri e più efficaci, tuttavia molti pazienti segnalano allergie a questi farmaci che di fatto ne limitano il loro utilizzo.

La penicillina è comunemente associata a reazioni di ipersensibilità, molto spesso però tali reazioni non dipendono dal farmaco, ma sono correlate all’infezione stessa, come, ad esempio, un paziente che sviluppa un’eruzione maculo-papulare dal virus Epstein-Barr.

Una percentuale compresa tra lo 0,5% e il ​​2,0% delle somministrazioni di penicillina provoca, tuttavia, una reazione che potrebbe essere classificata come reazione di ipersensibilità, il più delle volte un’eruzione cutanea, ma potrebbe anche non essere una reazione allergica e questo determina il successivo utilizzo da parte di quel paziente di altre classi di antibiotici ad ampio spettro che portano ad un aumentano del rischio di resistenza antimicrobica e di eventi avversi.

Esempi di reazioni cutanee IgE-mediate

 

 

 

Circa il 10% della popolazione statunitense ha riportato allergie alla penicillina, con tassi più elevati nella popolazione anziana e tra i pazienti ospedalizzati; tuttavia nonostante molti pazienti dichiarino di essere allergici alla penicillina, l’ipersensibilità alla penicillina mediata da IgE è molto rara (<5%).

Attualmente, il tasso di allergia alla penicillina mediata dalle IgE è in diminuzione, sia perché si ricorre sempre meno alle penicilline somministrate per via parenterale, sia perché le reazioni anafilattiche gravi dovute all’uso dell’amoxicillina orale sono rare. L’allergia alla penicillina IgE-mediata diminuisce nel tempo, con l’80% dei pazienti che diventa tollerante dopo un decennio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli individui con un’allergia ad un antibiotico beta-lattamico possono reagire ad altri beta-lattamici strutturalmente simili.

Come accade nella reattività crociata tra penicilline e cefalosporine, infatti, nel sottogruppo di pazienti con anamnesi di reazione allergica dopo l’assunzione di penicillina, quasi il 40% ha dimostrato reattività crociata con una cefalosporina, questo è dovuto alle catene laterali simili che possono causare reazioni immuno-mediate.

La reattività crociata tra penicilline e carbapenemici è inferiore a 1% e non c’è reattività crociata tra penicilline e monobactami.

La scelta dell’antibiotico più adatto per la gestione di un infezione microbica è spesso guidata dalla segnalazione da parte del paziente di una precedente reazione allergica alla penicillina che determina l’uso di altre classi di antibiotici ad ampio spettro che aumentano il rischio di resistenza antimicrobica, incluso un aumento del rischio di resistenza allo Staphylococcus aureus meticillino-resistente e al Enterococcus vancomicina-resistente.

Gli agenti antimicrobici ad ampio spettro aumentano anche il rischio di sviluppare infezioni da Clostridium difficile.

La storia clinica dei pazienti che hanno avuto una possibile reazione allergica alla penicillina o un antibiotico β-lattamico permette di classificarli all’interno di una delle 3 categorie di rischio:

  1. a basso rischio, cioè coloro che a seguito dell’assunzione di un antibiotico β-lattamico hanno manifestato sintomi isolati non allergici, come sintomi gastrointestinali, prurito senza eruzione cutanea, o reazioni sconosciute remote avute da più di 10 anni senza caratteristiche indicative di una reazione IgE- mediata o pazienti con una storia familiare di allergia alla penicillina;
  2. a medio rischio comprende pazienti che a seguito dell’assunzione dell’antibiotico hanno manifetsto orticaria o altri rash pruriginosi e reazioni con caratteristiche di reazioni IgE-mediate ma non reazioni anafilattiche;
  3. ad alto rischio include pazienti che hanno avuto anafilassi, test cutaneo positivo alla penicillina, reazioni ricorrenti alla penicillina o ipersensibilità a più antibiotici β-lattamici.

Per i pazienti classificati a basso rischio l’uso dell’amoxicillina, sotto controllo medico, può essere appropriato; per i pazienti classificati a medio rischio devono essere eseguiti i test cutanei di conferma dell’allergia alla penicillina.

 

Molti pazienti riferiscono di essere allergici alla penicillina, ma pochi hanno reazioni clinicamente significative. La valutazione dell’allergia alla penicillina prima di decidere di non usare penicillina o altri antibiotici β-lattamici è uno strumento importante per la gestione delle infezioni microbiche.

 

Fonte: JAMA: The Journal of the American Medical Association – Evaluation and Management of Penicillin Allergy: A Review – ES Shenoy, E Macy, T Rowe, KG Blumenthal

JAMA 2019 Jan 15;321(2)188-199,