La farmacogenomica e i farmaci biologici: la prospettiva delle agenzie regolatorie

La medicina di precisione può essere definita come la personalizzazione di un trattamento sulla base delle caratteristiche individuali del paziente. Con questo approccio si possono migliorare significativamente gli esiti di un trattamento, perfezionando al contempo efficacia e sicurezza dei farmaci in uso. Non solo: la medicina di precisione si può applicare anche nelle fasi di sviluppo e sperimentazione di un potenziale farmaco, riducendo tra le altre cose tempi e costi di produzione.

La farmacogenomica rappresenta un componente chiave della medicina di precisione: grazie alla essa si possono stabilire dosaggi ottimali per le terapie farmacologiche oppure identificare a priori quali pazienti risponderanno alla terapia e quali andranno incontro a tossicità importanti. Un esempio fra tutti: nel caso di farmaci metabolizzati da enzimi epatici, si può andare a studiare il polimorfismo genetico del singolo individuo, che si traduce in una maggiore o minore efficacia dell’azione enzimatica; con questa informazione si può modificare il dosaggio del farmaco in modo da massimizzare l’efficacia e minimizzare la tossicità della terapia.

Nell’ultimo decennio hanno avuto un grande sviluppo le cosiddette “targeted therapies“, terapie mirate, che funzionano spesso solo all’interno di sottogruppi di pazienti con specifiche caratteristiche biochimiche e molecolari. Va da sé che esse richiedono uno studio preliminare di farmacogenetica per identificare i pazienti candidabili alla terapia.

Anche se attualmente le terapie mirate vengono prevalentemente impiegate in campo oncologico, il settore è in rapidissima espansione anche in altri settori della medicina. Parallelamente, i test farmacogenetici sono diventati, soprattutto nel caso dei farmaci “classici”, così importanti da essere discussi negli ambienti delle agenzie regolatorie, per poi trovare spazio all’interno delle schede informative di numerosi farmaci, guidando così le scelte del medico prescrittore.

Il Center for Drug Evaluation and Research della Food and Drug Administration degli Stati Uniti ha pubblicato un interessante revisione sulla farmacogenomica che riguarda il product labeling, cioè l’informazione da inserire nella scheda tecnica di un farmaco, dei farmaci biologici. Ci sono infatti notevoli differenze nella tipologia di informazioni ritenute utili nei biologici rispetto ai farmaci classici, date le sostanziali differenze nei meccanismi di azione e nelle caratteristiche biochimiche che separano concettualmente e fisicamente le due classi di farmaci.

  1. Anzitutto, i biologici vengono somministrati principalmente per via parenterale, data la rapida degradazione che subirebbero se venissero assunti per via orale. In secondo luogo, essi vengono inattivati ed eliminati dall’organismo mediante processi alternativi rispetto alla metabolizzazione epatica o renale tipica delle piccole molecole, processi che per le nostre conoscenze attuali non vengono influenzate da polimorfismi genetici.
  2. Di conseguenza, non abbiamo informazioni sufficienti, nella maggior parte dei casi, che ci permettano di modificare il dosaggio su base individuale.
  3. Quello che possiamo conoscere, però, sono eventuali predisposizioni genetiche nell’ambito della risposta del sistema immunitario, ovvero l’immunogenicità o la capacità di produrre anticorpi anti-farmaco che possono impattare sulla distribuzione nell’organismo e la funzionalità di questi ultimi.
  4. Sono comunque in fase di studio numerosi biomarker farmacogenetici che potrebbero in futuro guidare la formulazione dei farmaci biologici

Dato l’enorme sviluppo che ci si aspetta nel campo delle terapie mirate e dei farmaci biologici, risulta di fondamentale importanza l’inclusione dei dati di farmacogenetica nella descrizione dei prodotti medicinali che stanno entrando sempre più numerosi nella pratica clinica, spesso per condizioni cliniche “di nicchia”.

Il processo di aggiornamento messo in atto dalle agenzie regolatorie, siano esse Statunitensi o Europee, rappresenta un cardine indissolubile del miglioramento delle terapie farmacologiche.

 

Schuck RN & Grillo JA, “Pharmacogenomic Biomarkers: an FDA Perspective on Utilization in Biological Product Labeling”
The AAPS Journal, maggio 2016. DOI: 10.1208/s12248-016-9891-4

 

 

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