“Naturale” non significa “sicuro”! – La sicurezza dei prodotti di bellezza

JAMAUn editoriale del Journal of American Medical Association ci apre gli occhi sulla diatriba in corso nel campo dei prodotti per la cura della pelle riguardo alla presunta tossicità di alcuni conservanti industriali e la presunta sicurezza delle sostanza di origine naturale.

 

 

Negli Stati Uniti il mercato dei prodotti per la bellezza sta vivendo un momento di grande espansione, specialmente nel caso dei prodotti “naturali”, il cui segmento di mercato, nel 2017, è cresciuto del 23%, e rappresentano adesso più del 25% delle vendite annuali nel settore dei prodotti per la cura della pelle.

La mancanza di una precisa definizione da parte delle autorità regolatorie delle parole “pulito” e “naturale” fa sì che le aziende si sbizzarriscono nell’arricchire le descrizioni dei propri prodotti, lasciando ampio spazio anche a coloro che, direttamente o indirettamente, sono parte attiva nel processo di sponsorizzazione dei prodotti in commercio. L’altro lato della medaglia vede invece l’emergere di un movimento di influencers che spesso demonizzano più o meno arbitrariamente prodotti etichettati come “non naturali”, per la presenza di questa o quella sostanza che in quanto sintetica “deve essere certamente dannosa”.

Gli aggettivi “pulito” e “naturale”, applicati arbitrariamente, non rendono un prodotto più sicuro per i consumatori. Ciò nonostante, le aziende cavalcano l’onda, e alcune hanno stilato una copiosa lista di sostanze ritenute non adatte al mercato dei prodotti per la pelle. Tra queste il petrolato, una sostanza non allergenica, ottima come umettante e a basso costo, che i dermatologi raccomandano in quei pazienti con problemi “di barriera” – quando la pelle, cioè, non fa il suo dovere nel proteggere l’organismo da agenti chimici, fisici, biologici. Anche i parabeni sono finiti nella lista nera, nonostante il plauso da parte della American Contact Dermatitis Society, legato alla sua bassissima allergenicità. Un ulteriore esempio sono le creme solari, per il presunto rischio di assorbimento di alcune sostanze che le compongono, nonostante non esistano dati che mettano in correlazione l’assorbimento sistemico di tali molecole con effetti tossici ed eventi avversi; certa invece è la protezione che queste creme conferiscono nei confronti del cancro della pelle!

In generale, le sostanze più bersagliate sembrano essere: solfati, parabeni, formaldeide, creme solari, fragranze, idrossitoluene butilato, ftaleni, glicole propilenico. Spesso si chiamano in causa rischi teorici di alterazioni endocrinologiche, quando non il cancro, nonostante non esista alcuna relazione causale dimostrata da studi scientifici.

Entrando nel merito delle sostanze contenute nei prodotti cosiddetti naturali, esistono numerosi estratti vegetali che hanno una forte capacità di causare dermatite irritativa e/o allergica, così come fotosensibilizzazione. Secondo uno studio dell’Università di Ferrara, il 6.22% dei prodotti erboristici topici sono stati segnalati come causa di uno o più eventi avversi, con una più alta prevalenza nelle donne rispetto all’uomo.

In pratica l’intolleranza del movimento nei confronti dei parabeni e altri conservanti relativamente sicuri determina l’utilizzo da parte dell’industria di sostanze ben più allergeniche, es. gli isotiazolinoni.

Così come il movimento anti-vaccinista spesso ignora a piè pari la capacità dei vaccini di promuovere la salute pubblica, è altrettanto facile tralasciare il fatto che i conservanti sicuri quali parabeni e formaldeide utilizzati in taluni prodotti sono necessari per prevenire infezioni gravi e complicazioni varie, tra cui, esempio lampante, le ulcere corneali dovute allo Psaudomonas riportante negli anni ’70 con l’utilizzo di mascara non ben conservati.

C’è chiaramente una profonda scissura tra le conoscenze scientifiche in campo dermatologico e le informazioni disseminate ai e dai consumatori dai movimenti in favore delle sostanze di origine naturale (in inglese: clean beauty movements). A tal proposito, esiste un organo semi-istituzionale, denominato The Cosmetic Ingredient Review (CIR), composto da esperti del settore inclusi dermatologi e tossicologu, le cui pubblicazioni sono fondate su dati scientifici, in piena trasparenza e fruibili al pubblico.

In ogni caso è importante che i dermatologi stessi siano quanto più educati su questi temi, secondo una solida formazione di stampo scientifico, in modo da rispondere ai dubbi degli assistiti, ma anche per evitare che la disinformazione diffusa porti ad una maggior incidenza di dermatiti da contatto e un’inutile evitamento di prodotti sicuri ed efficaci per la cura della pelle. Parallelamente, le agenzie regolatorie dovrebbero rendere più stringenti le regole per l’etichettatura, anche attraverso una seria definizione di cosa significa essere un prodotto “naturale” o “pulito”. Infine, bisognerebbe pretendere che i movimenti a favore o sfavore di questa o quella sostanza siano in grado di produrre evidenze scientifiche che supportino le loro affermazioni.

 

Courtney Blair Rubin, MD, MBE; Bruce Brod, MD “Natural Does NotMean Safe—The Dirt on Clean Beauty Products”
JAMA Dermatology, 2019. doi:10.1001/jamadermatol.2019.2724

LinkedIn
Share
Instagram
WhatsApp