Una revisione sulla sicurezza del N-acetilcisteina ad alte dosi nelle malattie respiratorie croniche

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Introduzione

La N-acetilcisteina è utilizzata nel mondo da più di 50 anni per la malattia polmonare cronica ostruttiva (BPCO), la fibrosi polmonare idiopatica (IPF), le bronchiectasie e l’influenza; inoltre è usata come antidoto al paracetamolo e alla nefropatia da mezzo di contrasto (con una posologia di 300 mg/kg per uso endovenoso per brevi periodi), nelle malattie psichiatriche e neurologiche e nei comportamenti d’abuso.

La N-acetilcisteina nelle malattie respiratorie è autorizzata ad una posologia non superiore ai 600 mg/die, generalmente, in un’unica somministrazione giornaliera. In questa revisione si vuole valutare se dosi superiori a quella autorizzata possano essere più efficaci e altrettanto sicure.

Metodi

Sono stati ricercati tutti gli studi indicizzati su PubMed sino a Gennaio 2020, che avessero nel titolo o nell’abstract la parola: “N-acetylcysteine”, “NAC”, “Respiratory tract infection”, “Cystic fibrosis”, “COPD”, “Bronchitis” o “Idiopathic pulmonary fibrosis”; criteri di esclusione erano: la lingua, l’utilizzo di posologie inferiori ai 600 mg/die, la mancanza di informazioni di sicurezza sul farmaco, o l’assenza all’arruolamento di una patologia respiratoria cronica. Sono stati selezionati 41 articoli.

Risultati

Nell’articolo gli studi vengono suddivisi per posologia e patologia respiratoria (bronchite cronica, BPCO, bronchiectasia, fibrosi polmonare idiopatica). Vengono  discussi  prima i lavori che prendono in considerazione l’utilizzo del N-acetilcisteina ad una posologia di 600 mg/die per os, poi a una posologia di 1200 mg /die per os e in una terza parte ad una posologia superiore ai 1200 mg/die; infine viene considerata la sicurezza e l’efficacia della N-acetilcisteina nella somministrazione endovenosa (viene verificata la sicurezza di dosi pari a 400, 1800, 4800 mg in 500 ml di soluzione glucosata) o inalatoria.

Conclusioni

Studi condotti sull’utilizzo della N-acetilcisteina ad alte dosi nelle malattie polmonari croniche, hanno evidenziato la sua sicurezza e buona tollerabilità; spesso le reazioni avverse sono da attribuire alla patologia in essere o alle terapie concomitanti. Nella bronchite cronica, BPCO e fibrosi cistica è ben tollerata l’associazione della N-acetilcisteina con la terapia corrente, lo stesso non è adeguato per la fibrosi polmonare idiopatica. Studi futuri dovranno andare a valutare l’efficacia e la sicurezza di queste posologie nell’uso in cronico.

Bibliografia

Peter Calverley, Paola Rogliani, Alberto Papi. Safety of N‑Acetylcysteine at High Doses in Chronic Respiratory Diseases: A Review. Drug Safety. 2021 March. PMID: 33326056. E’ possibile leggere qui l’articolo

L’uso di benzodiazepine e oppioidi nella BroncoPneumopatia Cronico-Ostruttiva (BPCO)

Benzodiazepine e oppioidi sono valide opzioni terapeutiche per trattare talune frequenti comorbidità nel paziente affetto da broncopneumopatia cronico-ostruttiva, tuttavia i clinici sono giustamente preoccupati che queste sostanze possano determinare eventi avversi che peggiorano la funzionalità polmonare, e non solo. Ancora non sono disponibili evidenze conclusive a riguardo, ma è verosimile che in alcune situazioni i benefici sulla qualità di vita surclassano di gran lunga i possibili rischi aggiunti sul rischio di ospedalizzazione e mortalità.