Uso di antidepressivi da parte della madre e del padre prima e durante la gravidanza e rischio di disturbi dello sviluppo neurologico nella prole: una revisione sistematica e una metanalisi

Premessa

Il potenziale rischio di disturbi dello sviluppo neurologico a seguito dell’esposizione prenatale agli antidepressivi è motivo di preoccupazione. Le meta-analisi condotte nell’ultimo decennio hanno presentato un numero limitato di studi e una valutazione insufficiente dei fattori confondenti legati all’indicazione del trattamento. Il nostro obiettivo era quello di sintetizzare il rischio di disturbi dello sviluppo neurologico, tra cui ADHD e disturbo dello spettro autistico (ASD), associato all’esposizione agli antidepressivi prima o durante la gravidanza, sia nelle madri che nei padri, tenendo conto delle classi di antidepressivi, dei principi attivi, del dosaggio e dei fattori confondenti.

Metodi

In questa revisione sistematica e meta-analisi, abbiamo effettuato una ricerca su Embase, MEDLINE, PsycINFO e Web of Science dalla loro creazione fino al 14 maggio 2025, per individuare studi che includessero madri o padri che avessero assunto antidepressivi prima o durante la gravidanza e che riportassero dati sui disturbi dello sviluppo neurologico. I rischi relativi (RR) sono stati aggregati utilizzando meta-analisi a effetti casuali. Abbiamo valutato il bias di pubblicazione, le analisi dei sottogruppi e la valutazione della qualità (scala di Newcastle-Ottawa). Nessuna persona con esperienza diretta rilevante è stata coinvolta nel processo di ricerca e stesura. Solo due studi hanno riportato dati sull’etnia. Questo studio è registrato presso PROSPERO (CRD420251052595).

Risultati

Abbiamo identificato 37 studi che includevano 648.626 gravidanze esposte ad antidepressivi e 24.967.806 gravidanze non esposte (età media ponderata 28,8 anni, intervallo 28,5-32,3). L’uso prenatale di antidepressivi è risultato associato a un rischio leggermente aumentato di disturbi dello sviluppo neurologico nella prole (RR 1,13, IC 95% 1,08-1,18; k=2; I2=64,9%; p=0,051), tra cui ADHD (1,35, 1,24-1,47; k=14; I2=90,2%; p<0,0001) e ASD (1,69, 1,24-2,30; k=25; I2=98,1%; p<0,0001), ma non disabilità intellettive, disturbi motori o disturbi del linguaggio e della parola. Non è stata riscontrata alcuna differenza significativa nel rischio di ASD tra esposizione ad alto dosaggio e a basso dosaggio, e l’uso paterno di antidepressivi intorno al concepimento non è stato collegato all’ASD. Sia gli antidepressivi SSRI che quelli non-SSRI hanno mostrato un aumento del rischio di ADHD (SSRI 1,35, 1,20–1,51; k=11; I2=87,3%; p<0,0001; non-SSRI 1,41, 1,33–1,50; k=3; I2=0%; p=0,35) e ASD (SSRI 1,52, 1,39–1,65; k=21; I2=55,6%; p<0,0001; non-SSRI 1,19, 1,03–1,45; k=4; I2=0%; p=0,38). In particolare, sono state riscontrate associazioni simili per l’esposizione pre-concezionale. Le associazioni osservate si sono attenuate o sono diventate non significative nelle analisi di sensibilità che tenevano conto di fattori confondenti, come disturbi mentali materni, influenze familiari o genetiche ed errori di classificazione. L’uso paterno di antidepressivi durante la gravidanza è servito da controllo negativo ed è stato associato a un aumento del rischio di ADHD (1,46, 1,38–1,56; k=2; I2=25,3%; p=0,24) e di ASD (1,28, 1,16–1,40; k=6; I2=35,0%; p=0,20). Quando il confondimento per indicazione è stato minimizzato, solo l’amitriptilina e la nortriptilina sono risultate associate a un aumento del rischio di ADHD (amitriptilina 1,74, 1,00–3,03) o di ASD (amitriptilina e nortriptilina 2,02, 1,32–3,10), mentre non sono state trovate associazioni significative per specifici SSRI o SNRI. Il livello di certezza delle prove era da basso a molto basso.

Interpretazione

Questa revisione sistematica e metanalisi ha indicato una debole associazione tra antidepressivi e ADHD o ASD, che si è attenuata o è diventata non significativa dopo l’aggiustamento per i fattori confondenti. Il trattamento antidepressivo dovrebbe essere continuato per le donne in gravidanza con depressione da moderata a grave. Ottimizzare la salute mentale sia della madre che del padre è essenziale per lo sviluppo neurologico a lungo termine del bambino.

Dichiarazione di conflitto di interessi: tutti gli altri autori dichiarano di non avere conflitti di interessi.

Lancet Psychiatry. 2026 Jun;13(6):472-484. doi: 10.1016/S2215-0366(26)00089-1. Maternal and paternal antidepressant use before and during pregnancy and offspring risk of neurodevelopmental disorders: a systematic review and meta-analysis. J K Nam Chan, A Hung F Zhong, J Y Hei Lam, C S Man Wong , M Solmi, C U Correll , W Chung Chang

L’Abstract dello studio in lingua inglese

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/42134364

Rischio di gravi malformazioni congenite associato all’esposizione, nel primo trimestre, a farmaci antimicotici topici: uno studio su un ampio database di richieste di risarcimento

Scopo

La candidosi vulvovaginale è altamente prevalente tra le donne in gravidanza e il suo trattamento è importante. Tuttavia, vi è una carenza di evidenze riguardo ai rischi per gli esiti fetali associati all’uso di farmaci antifungini durante il primo trimestre di gravidanza in Giappone. Questo studio ha esaminato l’associazione tra l’uso topico di antifungini durante il primo trimestre di gravidanza e il rischio di malformazioni congenite maggiori (MCM) nei neonati utilizzando un ampio database giapponese di richieste di risarcimento.

Metodi

Abbiamo condotto uno studio di coorte utilizzando una coorte di donne in gravidanza inserita nel database giapponese JMDC Claims. Questo set di dati includeva 12.472 donne che hanno partorito tra il 2010 e il 2019 e a cui è stata diagnosticata una candidosi vulvovaginale. Tra i farmaci antimicotici frequentemente dispensati o prescritti durante il primo trimestre di gravidanza in questa coorte, il miconazolo, l’oxiconazolo e isoconazolo sono stati valutati per il rischio di MCM, utilizzando come riferimento il clotrimazolo, un farmaco antimicotico con comprovata sicurezza in gravidanza.

Risultati

Tra 12.472 donne, la prevalenza complessiva di MCM era del 5,8% (n = 249) nelle donne esposte ad antimicotici topici, mentre nelle non esposte era del 6,2% (n = 508). Utilizzando il peso di sovrapposizione del punteggio di propensione (wOR), non è stato osservato alcun aumento del rischio di MCM nei neonati nelle gravidanze esposte a oxiconazolo, isoconazolo e miconazolo rispetto al clotrimazolo (odds ratio ponderato per la sovrapposizione [intervallo di confidenza al 95%]: 0,875 [0,599-1,277], 1,001 [0,611-1,640] e 0,887 [0,497-1,581], rispettivamente).

Conclusione

Non è stata riscontrata alcuna associazione significativa tra l’uso di antimicotici topici durante il primo trimestre di gravidanza e il rischio di MCM nei neonati in Giappone.

Parole chiave: farmaci antimicotici; database; malformazioni; gravidanza.

Conflitti di interesse: T Ishikawa è un dipendente di Pfizer R&D in Giappone e un collaboratore di ricerca presso l’Università di Tohoku. Ha contribuito al presente studio in modo indipendente da Pfizer R&D Giappone.

Pharmacoepidemiol Drug Saf. 2025 Dec;34(12):e70274.doi: 10.1002/pds.70274. Risk of Major Congenital Malformations Associated With First-Trimester Exposure to Topical Antifungal Medications: A Large Claims Database Study. T Kunitoki, T Sakai, T Ishikawa, et Al.

L’abstract dello studio in lingua inglese

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41350226

Lo studio completo in lingua inglese

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/pds.70274

Uso di antipsicotici durante la gravidanza e sicurezza nelle donne in gravidanza e nei neonati

Contesto

Nonostante il crescente utilizzo di antipsicotici durante la gravidanza, le valutazioni complete dei loro profili di sicurezza, basate su dati globali, rimangono limitate. Obiettivo di questo studio è stato quello di valutare la sicurezza di vari antipsicotici durante la gravidanza confrontandoli con la quetiapina, che dispone di dati di sicurezza relativamente ampio.

Metodo

Utilizzando il database di farmacovigilanza dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (1968-2023; n = 131.255.418 segnalazioni), abbiamo identificato 11.406 segnalazioni da esposizione ad antipsicotici durante la gravidanza. È stata eseguita un’analisi di disproporzionalità per calcolare gli odds ratio (ROR) di segnalazione per eventi avversi in gravidanza, fetali o neonatali associati ad aloperidolo, ziprasidone, clozapina, olanzapina, risperidone, aripiprazolo e paliperidone, rispetto a quetiapina.

Risultati

L’aloperidolo ha avuto una frequenza di segnalazione significativamente più alta per malformazioni congenite rispetto alla quetiapina (ROR 3,83; IC 95%, 2,62-5,59). Non sono state riscontrate differenze statisticamente significative per altri antipsicotici riguardo a malformazioni congenite o complicazioni neonatali rispetto alla quetiapina. Tutti gli antipsicotici studiati hanno avuto frequenze di segnalazione inferiori per diabete mellito gestazionale rispetto alla quetiapina (ROR complessivo 0,22; IC 95%, 0,18-0,28). Aloperidolo, clozapina, olanzapina, risperidone e aripiprazolo sono stati segnalati con maggiore frequenza per aborto o morte fetale. Paliperidone e ziprasidone hanno avuto frequenze di segnalazione simili o inferiori per esiti avversi maggiori rispetto alla quetiapina, sebbene le conclusioni relative a ziprasidone siano limitate dal numero limitato di segnalazioni e dalla percentuale relativamente elevata di esiti avversi della gravidanza.

Limitazioni dello studio: dati incompleti e bias di segnalazione ostacolano l’accertamento della causalità.

Conclusioni: rispetto alla quetiapina, diversi antipsicotici con dati di sicurezza meno consolidati, in particolare ziprasidone e paliperidone, potrebbero rappresentare alternative sicure per l’uso in gravidanza. Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche per verificare questi risultati e garantire la sicurezza di questi antipsicotici come opzioni terapeutiche durante la gravidanza.

Parole chiave: Antipsicotici; Globale; Gravidanza; Organizzazione Mondiale della Sanità.

Dichiarazione di conflitto di interessi: Tutti gli autori hanno dichiarato di non avere conflitti di interessi.

J Affect Disord. 2025 Mar 15:373:495-504. doi: 10.1016/j.jad.2024.12.102. Epub 2025 Jan 2. Antipsychotic use during pregnancy and outcomes in pregnant individuals and newborns. Hanseul Cho, Hyesu Jo, Yi Deun Jeong, et al.

Lo studio completo in lingua inglese

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39755128

Uso del paracetamolo in gravidanza: confermate le raccomandazioni europee

L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) informa che, alla luce delle più recenti valutazioni scientifiche effettuate a livello europeo, non emergono nuove evidenze che richiedano modifiche alle raccomandazioni in vigore sull’uso del paracetamolo in gravidanza.

Il paracetamolo (acetaminofene), ampiamente utilizzato per il trattamento della febbre e del dolore, può essere impiegato durante la gravidanza, se clinicamente necessario. I dati disponibili non evidenziano associazioni con un aumento del rischio di autismo né con malformazioni del feto o del neonato.

Una revisione condotta nel 2019 dal Comitato di Valutazione dei Rischi per la Farmacovigilanza (PRAC) dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) sugli effetti del paracetamolo sullo sviluppo neuroevolutivo nei bambini esposti in utero ha concluso che le evidenze disponibili risultano non conclusive e e non supportano modifiche alle attuali raccomandazioni sull’uso in gravidanza. Le esperienze d’uso in ampie coorti di donne in gravidanza confermano, inoltre, l’assenza di rischi malformativi o tossici.

Si raccomanda comunque di utilizzare il paracetamolo durante la gravidanza, alla dose efficace più bassa, per il periodo di tempo più breve possibile e con la frequenza minima compatibile con il trattamento.

L’EMA, in collaborazione con le autorità regolatorie degli altri Stati membri dell’Unione Europea, continuerà a monitorare costantemente la sicurezza dei medicinali contenenti paracetamolo e ad aggiornare le informazioni disponibili qualora emergessero nuovi dati.

Il Comunicato dell’AIFA in formato pdf

https://www.aifa.gov.it/documents/20142/2694929/Comunicato_AIFA_45-2025.pdf

La notizia dell’EMA in lingua inglese

https://www.ema.europa.eu/en/news/use-paracetamol-during-pregnancy-unchanged-eu

La metformina è sicura in gravidanza? Un focus sugli effetti nella prole

Introduzione

 La metformina è parte integrante degli algoritmi di trattamento del diabete mellito di tipo 2 (T2DM) da decenni. Sebbene abbia ottenuto l’approvazione formale negli Stati Uniti per il trattamento del T2DM, è stata utilizzata off-label nel diabete mellito gestazionale (GDM), nella sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) e nella prevenzione dell’iperstimolazione ovarica. Il suo ruolo di insulino-sensibilizzante l’ha resa un farmaco interessante per affrontare l’insulino-resistenza osservata in queste sindromi. Nel 2022, l’Unione Europea ha approvato la metformina come unico farmaco antidiabetico orale per il diabete gestazionale. Sebbene la sua sicurezza e i suoi benefici per la madre siano ben documentati, si sa che, al momento del parto, attraversa la placenta con concentrazioni plasmatiche simili tra madre e figlio.

Aree studiate

Questa revisione si concentrerà sui principali studi clinici randomizzati e controllati che hanno valutato l’uso di metformina in gravidanza in donne affette da PCOS, GDM, T2DM e obesità, e sui relativi studi di follow-up sulla prole.

Conclusioni

Per la madre, la metformina può essere benefica, con una riduzione terapeutica del carico insulinico, dell’aumento di peso, dell’ipoglicemia e, in determinate situazioni, della pre-eclampsia. Per il neonato, i benefici possono includere una riduzione dell’ipoglicemia e nessun aumento del rischio di anomalie congenite. Sono i dati a lungo termine nella prole a rimanere sconosciuti, con alcune aree di criticità (SGA, alterazioni antropometriche) che richiedono ancora una ulteriore ricerca.

Parole chiave: Diabete mellito; diabete mellito gestazionale; metformina; obesità; sindrome dell’ovaio policistico.

Expert Opin Drug Saf. 2025 Jan;24(1):5-8. Is metformin safe in pregnancy: a focus on offspring outcomes. Rana Malek , Stephen N Davis

Leggi qui l’abstract dello studio

Effetti sulla gravidanza e sul neonato in donne con sclerosi multipla trattate con Ocrelizumab

Contesto e obiettivi

Il foglietto illustrativo di ocrelizumab consiglia la contraccezione per le donne durante il trattamento e per 6-12 mesi successivi. Poiché durante questo periodo possono verificarsi gravidanze, è fondamentale comprendere gli effetti sulla gravidanza e sul neonato nelle donne con sclerosi multipla (SM) dopo l’esposizione a ocrelizumab.

Metodi

Sono stati analizzati i casi di gravidanza segnalati alla farmacovigilanza globale di Roche fino al 12 luglio 2023. L’esposizione in utero è stata definita se l’ultima infusione di ocrelizumab si è verificata nei 3 mesi precedenti l’ultima mestruazione o durante la gravidanza. L’esposizione durante l’allattamento è stata definita se almeno un’infusione si è verificata durante l’allattamento. La morte fetale è stata definita aborto spontaneo (AS) se < 22 settimane di gestazione complete (SG) e morte fetale se successiva. I nati vivi (NV) sono stati considerati pretermine se < 37 SG complete. Sono stati inoltre analizzati le anomalie congenite maggiori (ACM), gli esiti neonatali e le complicazioni materne.

Risultati

In totale, sono state segnalate 3.244 gravidanze in donne con SM trattate con ocrelizumab. L’età materna mediana era di 32 anni (Q1-Q3: 29-35 anni) e la maggior parte delle donne presentava SM recidivante (65,6%). Delle 2.444 gravidanze segnalate prospetticamente, 855 erano state esposte a ocrelizumab in utero (512 con esito noto), 574 non erano esposte e le restanti 1.015 avevano un momento di esposizione sconosciuto. La maggior parte (83,6%; 956/1.144) delle gravidanze con esito noto ha portato a NV (esposte, 84,2%; non esposte, 88,3%). I gruppi esposti e non esposti presentavano percentuali simili di altri esiti gravidici importanti (nascite pretermine, 9,5% vs 8,7%; AS, 7,4% vs 9,1%). Gli aborti elettivi sono stati più frequenti nel gruppo esposto (7,4%, contro l’1,7% nel gruppo non esposto). La percentuale di NV con ACM è risultata simile tra i gruppi esposti e non esposti (2,1% contro l’1,9%) e all’interno dei tassi epidemiologici di base. Nel gruppo esposto, sono stati segnalati prospetticamente un caso di morte fetale e un caso di morte neonatale.

Discussione

In questa analisi di un ampio set di dati sugli esiti della gravidanza per un anti-CD20 nella SM, l’esposizione in utero a ocrelizumab non è stata associata a un aumento del rischio di esiti avversi in gravidanza o nel neonato. Questi dati consentiranno ai neurologi e alle donne con SM di prendere decisioni più consapevoli sulla pianificazione familiare, bilanciando i rischi per la sicurezza del feto/neonato con l’importanza del controllo della malattia nella madre.

Neurol Neuroimmunol Neuroinflamm. 2024 Dec 17;12(1). Pregnancy and Infant Outcomes in Women With Multiple Sclerosis Treated With Ocrelizumab. S Vukusic, R Bove, R Dobson , et al.

Parole chiave: Ocrelizumab; Gravidanza; Sclerosi Multipla.

Leggi l’articolo completo in lingua inglese

Uso del Litio in Gravidanza: differenze in 14 Nazioni

https://link.springer.com/article/10.1007/s12325-018-0735-8

Introduzione

In gravidanza, i benefici del trattamento con litio per la prevenzione delle ricadute in condizioni psichiatriche devono essere soppesati rispetto ai potenziali effetti teratogeni. Attualmente, vi è una scarsità di informazioni su come e quando il litio viene utilizzato durante la gravidanza.

Obiettivo

Esaminare l’uso del litio nel periodo perinatale.

Materiali e Metodi

Questo studio di coorte ha utilizzato dati a livello individuale di gravidanze dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2021 in Australia, Danimarca, Finlandia, Germania, Hong Kong, Islanda, Israele, Nuova Zelanda, Norvegia, Corea del Sud, Svezia, Taiwan, Regno Unito e 2 coorti negli Stati Uniti. Le analisi sono state eseguite dal 1° settembre al 30 novembre 2023.

La prevalenza dell’uso di litio, come percentuale di gravidanze con almeno 1 prescrizione medica o prescrizione entro 3 mesi prima della gravidanza fino al parto, è stata stimata utilizzando un protocollo comune. È stato esaminato l’uso di litio durante la gravidanza per trimestre e nei 3 mesi prima e dopo la gravidanza.

Principali risultati e misure

Confronto della prevalenza tra il primo e l’ultimo periodo di 3 anni di studio.

Risultati

Tra 21.659.454 gravidanze provenienti da tutte le Nazioni che hanno collaborato, la prevalenza dell’uso di litio variava da 0,07 ogni 1000 gravidanze a Hong Kong a 1,56 ogni 1000 nella popolazione, con assicurazione pubblica, negli Stati Uniti. L’uso del litio è aumentato ogni 1000 gravidanze in 10 popolazioni (Australia [da 0,60 a 0,74], Danimarca [da 0,09 a 0,51], Finlandia [da 0,10 a 0,29], Islanda [da 0,24 a 0,99], Israele [da 0,25 a 0,37], Norvegia [da 0,24 a 0,47], Corea del Sud [da 0,30 a 0,44], Svezia [da 0,42 a 1,07], Regno Unito [da 0,07 a 0,10] e Taiwan [da 0,15 a 0,19]), è rimasto stabile in 4 popolazioni (Germania [da 0,17 a 0,16], Hong Kong [da 0,06 a 0,06] e le popolazioni statunitensi con assicurazione pubblica [da 1,50 a 1,34] e senza [da 0,38 a 0,36]) ed è diminuito in 1 popolazione (Nuova Zelanda [da 0,54 a 0,39]). L’uso del litio è diminuito con ogni trimestre di gravidanza, mentre la prevalenza dell’uso post-partum era simile ai livelli pre-gravidanza. La percentuale di uso di litio nel secondo trimestre rispetto al periodo pre-gravidanza variava dal 2% in Corea del Sud all’80% in Danimarca.

Conclusioni 

La prevalenza dell’uso di litio nelle donne in gravidanza negli ultimi 2 decenni variava notevolmente tra le popolazioni. I modelli di uso prima, durante e dopo la gravidanza suggeriscono che molte donne hanno interrotto l’uso di litio durante la gravidanza e hanno ripreso il trattamento dopo il parto, con grandi variazioni tra i paesi. Questi risultati sottolineano la necessità di linee guida uniformate a livello internazionale, in particolare per le condizioni psichiatriche tra le donne incinte che possono trarre beneficio dal trattamento con litio con i minori rischi per i nascituri.

JAMA Netw Open. 2024 Dec 2;7(12):e2451117. doi: 10.1001/jamanetworkopen.2024.51117. Lithium Use During Pregnancy in 14 Countries. Felix Wittström , Carolyn E Cesta , Brian T Bateman et al.

Link dove è possibile leggere lo studio completo 

Sicurezza sull’utilizzo degli Anticoagulanti Orali Diretti (DOAC) in gravidanza: uno studio retrospettivo di coorte.

 Introduzione

Gli anticoagulanti orali diretti (DOAC) hanno ampiamente rimpiazzato gli antagonisti della vitamina K per molte indicazioni terapeutiche. Sono attualmente prescritti a milioni di pazienti, incluse donne in età riproduttiva. L’esposizione ai DOAC nelle prime fasi della gravidanza non è comune, tuttavia i dati sui rischi di tossicità embrionale sono scarsi. Gli autori hanno valutato il rischio teratogeno in un ampio campione di casi riportati.

Metodi

In questo studio di coorte retrospettivo gli autori hanno raccolto segnalazioni di casi clinici di esposizione ai DOAC in gravidanza ottenuti da ginecologi, ematologi e specialisti vascolari a partire dal maggio 2015. Gli autori hanno poi esportato i dati dai database di farmacovigilanza dei produttori di DOAC, dell’Agenzia Europea del Farmaco, dall’Autorità tedesca sui farmaci e dall’americana Food and Drug Administration, cercando segnalazioni di esposizione in gravidanza. Sono stati ottenuti dati dal registro dell’International Society of Thrombosis and Haemostasis (ISTH) e dal Teratology Information Service (TIS) di Ulm in Germania. È stata poi condotta una ricerca sistematica in letteratura nel luglio 2020 per individuare casi di esposizione ai DOAC. I dati sono stati confrontati con quelli già in possesso dagli autori del 2016 e sono stati esclusi duplicati. Le anomalie fetali o neonatali sono state classificate come difetti maggiori alla nascita secondo la classificazione European Concerted Action on Congenital Anomalies and Twins (EUROCAT) e giudicati in quattro categorie in relazione all’esposizione ai DOAC come probabile, possibile, improbabile o non correlato.

Risultati

Gli autori hanno identificato 1193 segnalazioni di esposizione ai DOAC durante la gravidanza; 49 riportate dai medici, 48 dal registro ISTH, 29 dal TIS, 62 dall’Autorità tedesca dei farmaci, 536 da Bayer (estratti dal sistema di farmacovigilanza della Bayer, da VigiBase dell’OMS e dal Sistema di Segnalazione degli eventi avversi di FDA), 87 da Boehringer Ingelheim, 16 da Daiichi Sankyo, 98 dalla ricerca in letteratura, 2 dalla FDA, 10 dal Risk Evaluation Strategy Review, e 256 dalle segnalazioni dell’EMA. Dopo aver escluso i potenziali duplicati, sono stati identificati 614 casi unici di esposizione ai DOAC in gravidanza che si sono verificate tra il 1° febbraio 2007 e il 9 luglio 2020. Esse riguardavano il rivaroxaban in 505 (82%) gravidanze, dabigatran in 36 (6%), apixaban in 50 (8%) e edoxaban in 23 (4%) gravidanze. La durata dell’esposizione mediana ai DOAC in gravidanza è stata di 5,3 settimane (IQR 4,0 – 7,0). Le informazioni sull’esito delle gravidanze erano disponibili per 336 (55%) su 614 gravidanze: 188 (56%) di neonati nati vivi, 74 (22%) di aborto spontaneo, 74 (22%) di aborto indotto. Tra le 336 gravidanze di cui era noto l’esito, 21 (6%; CI 4-9) hanno manifestato anomalie fetali, tra le quali 12 (4%; 2-6) sono state giudicate come difetti congeniti maggiori, che potrebbero essere potenzialmente correlati all’esposizione ai DOAC in gravidanza.

Interpretazione

Sebbene le segnalazioni di eventi avversi in seguito all’esposizione in gravidanza ai DOAC siano carenti per quanto riguarda importanti dettagli e si riferiscono principalmente all’esposizione al rivaroxaban, i dati al momento disponibili non suggeriscono che l’utilizzo degli anticoagulanti DOAC in gravidanza determini un maggior rischio di patologie embrionali. Le linee guida ISTH del 2016 sconsigliano l’induzione dell’aborto in caso di esposizione ai nuovi anticoagulanti orali in gravidanza, in quanto la paura di una possibile tossicità embrionale non è giustificata. Viene invece raccomandata una stretta sorveglianza della gravidanza. Infine, i dati sull’esito delle gravidanze provenienti dai database di farmacovigilanza sono insufficienti perciò vi è la necessità di un miglior sistema di segnalazione.

Bibliografia

Beyer-Westendorf J, Tittl L, Bistervels I, Middeldorp S, Schaefer C, Paulus W, Thomas W, Kemkes-Matthes B, Marten S, Bornhauser M. Safety of direct oral anticoagulant exposure during pregnancy: a retrospective cohort study. Lancet Haematol. 2020 Dec;7(12): e884-e891. PMID: 33242445.

E’ possibile leggere l’abstract originale dell’articolo qui.

Utilizzo di nimesulide durante il primo trimestre di gravidanza e rischio di malformazioni congenite: uno studio di popolazione italiano.

https://link.springer.com/article/10.1007/s12325-018-0735-8

Introduzione.

Nimesulide è l’antinfiammatorio non-steroideo più prescritto in Italia ed è al momento in commercio in circa 50 paesi nel mondo. L’associazione tra l’uso di nimesulide nella prima fase della gravidanza e il rischio di difetti alla nascita è stata oggetto di un’indagine che ha considerato un’ampia coorte di donne italiane in gravidanza.

Metodi.

I dati che sono stati raccolti provenivano dai database sanitari di utilizzazione dei farmaci in possesso della Regione Lombardia. In particolare, sono stati utilizzati i dati contenuti nei database regionali che includevano: (1) dati amministrativi-demografici, (2) schede di dimissione ospedaliera con i codici ICD-9 sulla diagnosi primaria, le malattie concomitanti e le procedure eseguite, (3) le prescrizioni di farmaci ai pazienti esterni all’ospedale che includevano la classificazione ATC per i farmaci rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale, (4) certificati di assistenza al parto che contenevano una dettagliata descrizione delle informazioni mediche riguardanti la gravidanza, la nascita e la presentazione del bambino al parto. È stato usato un codice identificativo unico per tutti i database: la connessione dei registri ha consentito di avere a disposizione un’ampia e non-predeterminata coorte di nascite e di poter così stabilire tratti rilevanti di madri e bambini.

È stata analizzata una coorte di 353,081 neonati nati in Lombardia tra il 2005 e il 2010. Sono stati presi in considerazione un’esposizione alla nimesulide durante il primo trimestre di gravidanza così come le malformazioni congenite rinvenute alla nascita e durante i primi 90 giorni dopo il parto (esiti). È stata quindi misurata l’associazione tra esposizione ed esito mediante il rapporto tra la prevalenza delle malformazioni congenite tra le utilizzatrici e le non utilizzatrici di nimesulide in gravidanza.

La stratificazione del punteggio di tendenza (propensity score) è stata usata per controllare le potenziali variabili di confondimento che includono le comorbidità mediche materne, i farmaci concomitanti e le caratteristiche sociodemografiche.

Risultati.

Non è stata trovata un’associazione tra l’uso della nimesulide e malformazioni congenite globalmente considerate, o il verificarsi di malformazioni circolatorie, respiratorie, muscolo-scheletriche, genitali, digestive, del sistema nervoso centrale, dell’occhio, dell’orecchio, della faccia e del collo. L’evidenza era debole e non significativa per le malformazioni congenite nel complesso (rapporto di prevalenza aggiustato 1.2, 95% CI 0.9–1.6).

Le 627 (0.18%) donne che ricevevano prescrizioni per nimesulide nel primo trimestre di gravidanza avevano un rischio 2.6 volte più elevato di avere un figlio con anomalie congenite del tratto urinario in paragone a coloro che non ricevevano il farmaco (rapporto di prevalenza aggiustato 2.6; 95% CI 1.2–5.7).

Conclusioni

Lo studio degli autori suggerisce che l’uso di nimesulide nel primo trimestre di gravidanza potrebbe essere associato ad un maggiore rischio di avere figli con anomalie congenite del tratto urinario.

Bibliografia

Cantarutti A, et al., Use of Nimesulide During Early Pregnancy and the Risk of Congenital Malformations: A Population-Based Study from Italy. Adv Ther. 2018 Jul;35(7):981-992. È possibile leggere l’abstract dello studio qui.

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Centro Regionale FarmacoVigilanza Sardegna

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